Per alcuni mesi si sono arrampicati su una torre micrometeorologica in quel di Paspardo. Sono i ricercatori del team di Fisica dell'ambiente - che fa parte del Dipartimento di Matematica e Fisica della Cattolica - e in particolare della squadra coordinata da Giacomo Gerosa che hanno monitorato, negli ultimi due anni, i flussi di ozono in Valcamonica, uno dei principali fattori di rischio per le foreste.
Il lavoro del gruppo di ricerca di Gerosa ha un punto di riferimento: il progetto Manfred che sta all'interno del Programma Alpine Space, cofinanziato dall'Unione Europea, per indagare l'impatto del cambiamento climatico sulle principali specie forestali dell'arco alpino. «L'osservato speciale» delle arrampicate quotidiane sulla torre era un lariceto. «Lo abbiamo scelto perché è un tipo di vegetazione poco studiata per quanto riguarda gli effetti dell'ozono - spiegano Angelo Finco e Riccardo Marzuoli che fanno parte della squadra di Gerosa - . Sarà una delle prime specie a subire le conseguenze del riscaldamento climatico, perché abituata a vivere in una fascia dove il clima è più freddo». I ricercatori hanno quindi stilato una mappa del rischio ozono, non solo attraverso le osservazioni fatte attraverso la torre. «In questo caso abbiamo misurato il livello di ozono nell'atmosfera». I dati sono in fase di elaborazione, ma si possono fare alcune anticipazioni. Dalle analisi condotte, è emerso che, da qui a fine secolo, la temperatura in Valcamonica aumenterà di 4 gradi.