La possibilità che il sistema immunitario potesse avere un ruolo nel controllo della trasformazione cellulare e progressione tumorale è stato ipotizzato più di mezzo secolo fa. Tuttavia, solo nell'ultimo decennio, attraverso l'utilizzo di modelli animali geneticamente modificati si è chiarito il reale significato dall'interazione tra sistema immunitario e tumori. In particolare, i dati raccolti hanno illustrato in modo definitivo che le cellule del sistema immunitario sono in grado di riconoscere le cellule tumorali ed eliminarle. Più in dettaglio, si ritiene che l'interazione tra il sistema immunitario e le cellule tumorali si svolga in tre fasi distinte, denominate rispettivamente fase di eliminazione, fase di equilibrio e fase di fuga. Nel complesso,queste tre fasi sono unificate in un concetto unitario detto «cancer immunoediting», nel quale si prevede che in un individuo con un sistema immunitario competente (cioè funzionante) la popolazione tumorale può essere completamente eradicata (eliminazione), oppure permanere nell'organismo in una sorta di delicato equilibrio con il sistema immunitario stesso (equilibrio), oppure evaderne il controllo e procedere nella crescita incontrollata (fuga). Quest'ultimo evento rappresenta ciò che si verifica nella maggior parte delle neoplasie clinicamente evidenti diagnosticate nell'uomo: il sistema immunitario non è riuscito a riconoscere ed eliminare le cellule trasformate e queste ultime hanno avuto il sopravvento.
I modelli sperimentali animali hanno permesso di comprendere nel dettaglio i meccanismi cellulari e molecolari alla base dell'interazione tra cellule tumorali e cellule del sistema immunitario nelle tre fasi sopra descritte. Si deve anche sottolineare come quando si parla di sistema immunitario si considerano numerose popolazioni e sottotipi cellulari che assolvono a diverse funzioni immunologiche. In realtà, per aggiungere un ulteriore livello di complessità è importante sottolineare che il microambiente tumorale (cioè il tessuto dove sono presenti le cellule tumorali con i loro prodotti di secrezione) non è un ambiente neutrale ma bensì spesso ostile alle nostre difese immunitarie. In particolare, ricerche sviluppate negli ultimi quindici anni circa hanno permesso di identificare le strategie utilizzate dalle cellule del microambiente tumorale per ingannare il nostro sistema immunitario e quindi favorire la fase di fuga. L'insieme di tali conoscenze si è già tradotto nella generazione di farmaci in grado di modulare la risposta immunologica tumore-associata in senso anti-tumorale in modelli pre-clinici e che a breve tempo potrebbero essere disponibili per uso clinico.
Quest'anno l'Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) ha finanziato un progetto di ricerca triennale al dottor William Vermi, ricercatore alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Brescia e medico in Prima Anatomia Patologica dell'Ospedale Civile. Il progetto è specificatamente indirizzato alla caratterizzazione del ruolo di un popolazione cellulare del sistema immunitario, le cellule dendritiche plasmacitoidi (PDC), nell'immunità anti-tumorale. Le PDC sono normalmente presenti nel sangue e negli organi linfoidi. Dati raccolti dalla letteratura hanno messo in evidenza come le PDC possano contribuire in modo significativo alla difesa immunitaria del nostro organismo attraverso la produzione di alcune proteine solubili che sono fondamentali nella difesa dalle infezioni virali. Recentemente, si è ipotizzato anche un contributo delle PDC nella difesa anti-tumorale. In particolare, modelli sperimentali sull'animale hanno suggerito un ruolo chiave di queste cellule nella eliminazione diretta (o mediata da interferone di tipo I) delle cellule tumorali. Tuttavia, come già in parte documentato, anche le PDC possono essere ingannate dal microambiente tumorale e non essere più in grado di assolvere alla loro funzione di difesa. Il progetto si prefigge di studiare le PDC nel microambiente tumorale per identificare strategie terapeutiche in grado potenziare questa popolazione cellulare nella lotta contro i tumori. Il progetto si svilupperà in tre fasi, nelle quali si intende individuare i tipi di neoplasie umane dove le PDC possono svolgere un ruolo anti-tumorale; verificare se in tali neoplasie le PDC riescono ad eseguire, almeno in parte, la loro funzione di difesa e, infine, caratterizzare l'esito dell'interazione tra PDC e microambiente tumorale identificandone i meccanismi molecolari alla base.



