Dalla copertina: Pavimento di linoleum (Armstrong, 1932)
Le praterie al posto dei boulevards, le Montagne Rocciose in luogo della Torre Eiffel, il bourbon invece che il pernod, i cavalli in sostituzione del metrò. Georges Simenon cambia scenario, abbandona Parigi e sbarca in Arizona per un romanzo che, pure nel titolo, più americano non si può: «Il Ranch della giumenta perduta». E subito si sente il sapore di West, pistoleri, cavalcate, strade polverose, uomini duri e donnine. Una storia che non delude, per quanto risulti insolito leggere un Simenon lontano dagli odori e dai sapori della Francia.
Il libro è stato scritto nel settembre del 1947 a Tucson, durante il soggiorno in Arizona del grande romanziere, in quegli anni del dopoguerra impegnato a girare in lungo e in largo gli Stati Uniti. Il suo talento si esprime in nuovi luoghi e atmosfere: felicemente, come al solito.
Il romanzo è piacevole, anche se non fra i migliori di Simenon. Stupisce come sia riuscito, neofita dell'ambiente, ad assimilare l'essenza dell'epopea western. Caratteri e sentimenti forti, il deserto, le armi, le miniere, i saloon e le sale da gioco, la violenza, la vendetta e il perdono. Ma non è un fumetto, una banale sceneggiatura da film di cassetta. Protagonista è John Evans, detto Curly John (per via dei capelli riccioli). È il 7 ottobre 1947, un giorno speciale, quello del suo 68esimo compleanno. Conserva un fisico solido come quando aveva vent'anni, cavalcando ogni giorno nella prateria del suo Ranch della giumenta perduta. Non è più l'azienda florida di una volta, adesso l'allevamento conta poche bestie. Nel Ranch vivono un paio di lavoranti e soprattutto la sorella più vecchia di Curly, Mathilde. John è uomo schivo, non ama feste e cerimonie. In particolare non ama il giorno del compleanno: perché coincide con quello dell'altro, dell'«Innominabile». Di Andy Spencer.
Una volta, 38 anni prima, erano amici per la pelle fin dall'infanzia. Insieme, a vent'anni, avevano lasciato il Connecticut per approdare in Arizona in cerca di fortuna. Avevano fondato il Ranch con i guadagni del lavoro in miniera. Poi... Poi, un giorno, il messicano Romero gli aveva teso un agguato a John: lui era rimasto ferito, il killer stecchito. Ma chi poteva essere il mandante? Andy, aveva pensato John, il solo a conoscere il suo itinerario di quella giornata. Da allora aveva deciso di chiudere con quell'amicizia. Andy era diventato l'«Innominabile».
Ma nel giorno del 68esimo compleanno qualcosa cambia. Ad un'asta, a Tucson, Curly John compra un baule verde pieno di vecchie carte. È appartenuto a Ronald Phelps, un geologo inglese che trent'anni prima lavorava per le compagnie minerarie. Dentro, fra l'altro, c'è una lettera, in gran parte illeggibile. Salvo alcune parole, che chiaramente alludono a lui e all'agguato di 38 anni prima. Lì dentro c'è il nome del mandante. Ma l'iniziale decisiva, quella che può confermare 38 anni di rancore, non si legge. Curly John è attraversato da un dubbio atroce: e se l'ex amico non c'entrasse nulla? Sarebbe la tragedia di una vita buttata...
Andy Spencer, nel frattempo, è diventato l'uomo d'affari più facoltoso della zona. Nella sua parte di ranch, dopo la divisione della proprietà, fu scoperta una ricchissima miniera di rame. Spencer ha sposata la figlia di un commerciante, aggiungendo fortuna a fortuna.
Adesso la ricerca della verità angoscia e spaventa Curly John, uomo solo, onesto, che si aggrappa a Peggy, unica amica, cognata di Andy. E mentre lui si avvicina lentamente allo scioglimento dell'enigma, l'ex amico-rivale scivola lungo la china della rovina, per una questione di corruzione e cattivi affari.
Simenon ha costruito un romanzo vivace, con incastri non proprio impeccabili, ma comunque godibile. Una storia di forti sentimenti, in cui a prevalere - alla fine - sono i legami di cuore e di amicizia.
Enrico Mirani
IL RANCH DELLA GIUMENTA PERDUTA
Georges Simenon
Adelphi - 191 pagine, 18,00 euro