Cucina

Il piatto italiano che ha conquistato il mondo

Sono più di 50 i Paesi dove la si mangia abitualmente Forte la crescita del consumo in Russia, India e Cina

Tra i non molti prodotti alimentari italiani che, anche nel non facile 2011, hanno mantenuto la loro leadership sulle tavole di buona parte del mondo, la pasta è con ogni probabilità il più pervasivamente presente e numericamente diffuso. Un prodotto di successo che ha anche il potere straordinario di sponsorizzare un'idea positiva dell'Italia.

L'anno che si è appena chiuso ha infatti confermato nella sostanza i livelli produttivi delle industrie e degli artigiani della pasta a livelli di tutto rispetto, compensando abbondantemente la graduale, costante riduzione della domanda in Italia, con l'incremento delle esportazioni e le crescite in doppia cifra dei nuovi mercati in aree di recente acquisizione al consumo di pasta.

Per dar la misura di un successo che, in termini di cultura materiale, pone le basi per il radicamento nel mondo di un prodotto autenticamente italiano val la pena di citare qualche dato. L'Italia è di gran lunga il primo produttore mondiale con 3.247 milioni di tonnellate di pasta che per poco meno del 60% sono destinate all'export; il tutto con ancora ampi margini di crescita giacché non sono esaurite le potenzialità dei nostri impianti stimate attorno ai 4.000 milioni di tonnellate. Tanto per fare un esempio, al secondo posto tra i produttori ci sono gli Stati Uniti con 2.000 milioni di tonnellate, mentre una statistica d'un anno fa riferiva che almeno il 42% degli scambi mondiali di pasta riguarda il prodotto italiano e per trovare il secondo competitor bisogna percorrere una distanza siderale ed arrivare alla Cina con l'8%.

Cifre complessive d'eccellenza che traducono la preferenza per il nostro prodotto all'interno del boom mondiale del consumo di pasta, un ingrediente che ormai è stabilmente arrivato sulla tavola di più di cinquanta Paesi nel mondo. E proprio gli ultimi arrivati tra gli estimatori della pasta sono anche quelli che stanno realizzando gli incrementi di consumo maggiori; così Paesi emergenti da questo punto di vista sono la Russia con il 53% di consumo in più di pasta italiana in un solo anno, il 61% in più della Cina, il 36% in più dell'India ed addirittura il 136% in più degli emirati del Golfo.
Per avere una rappresentazione quasi palpabile del successo italiano basterà dire che un piatto di pasta su quattro nel mondo - e sette piatti su dieci in Europa - è realizzato con il prodotto tricolore che si sta imponendo proprio grazie alla sua qualità specifica.
Val la pena di ricordare che se è vero che si può far pasta con qualsiasi tipo di grano, in Italia una legge dello Stato fin dagli anni Sessanta impone che si chiami pasta solo quella ottenuta con la semola di grano duro dalle ben specifiche caratteristiche organolettiche. Non a caso dunque oltre il 92% del mercato della pasta è appannaggio del prodotto secco, mentre il rimanente 8% è ben suddiviso tra la pasta fresca, spesso all'uovo, e quella ripiena.

E non va dimenticato che la pasta nel mondo svolge un ruolo straordinario d'ambasciatore per tutta la produzione alimentare italiana, a cominciare dai formaggi e dai vini. Un biglietto da visita di qualità che riesce ad entrare, atteso e rispettato, nelle case delle famiglie nei cinque continenti, portando con sé un'idea d'Italia positiva e professionale, così preziosa in questo non facile frangente internazionale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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