n«Mediare» significa saper mettere una parte - una persona o un gruppo - in raccordo con un'altra. Quella della mediazione, più che a un'attività lavorativa, somiglia a un'arte, fatta di attitudine personale, passione, impegno e consapevolezza. Da tale premessa è possibile comprendere di cosa si occupi un mediatore culturale: di mettere in relazione una cultura con un'altra, o diverse altre, a guisa di un ponte.
Naturalmente, per riuscire in una simile attività, è necessario conoscere più che bene ciascuna cultura oggetto di mediazione, tanto quella di partenza, quindi, tanto quella d'arrivo, e chi media deve godere di eguale fiducia da parte di entrambe. Non si tratta di una mera questione linguistica. Certo, la lingua è il primo fondamentale canale di comunicazione. Ma a essa deve imprescindibilmente affiancarsi un altro tipo di «interpretariato»: quello sociale e culturale. Il mediatore culturale dev'essere in grado di far sentire un cittadino, per esempio straniero, parte della nuova cultura in cui si trova inserito, favorendone al contempo l'accoglienza da parte della comunità ospitante. Accade spesso che la figura del mediatore culturale sia ricoperta da cittadini italiani di origine straniera. Nelle prossime pagine approfondiamo meglio questa nuova figura lavorativa.
r. m.