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Facciamo incrociare i destini. Ma senza perdere la bussola

«I social media sviluppano relazioni e business dentro la rete». «L'importante è avere una trama dentro la quale sapersi trovare».

BRESCIA
Ti guarda e sorride dietro gli occhiali. È come se si chiedesse, ti chiedesse, che cosa ci fa un ragazzo di vent'anni in questa galleria di interviste dedicate al futuro. Al bisogno di futuro. Davide Dattoli, maturità scientifica e studi di Economia e commercio in corso, si occupa di tradurre il futuro, un pezzo di futuro, dentro il presente. Di portarcelo. Le interviste non sono fatte per il tu, ma in questo caso darci del lei renderebbe tutto poco credibile, artefatto.
«Cos'è il futuro? Se ti dovessi rispondere oggi direi che è un tablet dentro il quale fare incrociare i destini».
Ma perchè il destino delle persone, con il loro corollario di affetti e di affari, dovrebbe incrociarsi dentro la tavoletta inventata da Steve Jobs?
«Perchè già avviene. Questa è la realtà, il punto di partenza che dobbiamo avere presente. Ma posso fare un passo indietro?».
Certo. E mentre lo dico penso che questo ragazzo, appassionato di web, specializzato in social media, ha fatto della sua passione e delle sue conoscenze una professione. Con tre soci ha costituito una società - la Viral Farm - che conta su una decina di collaboratori e ha come missione quella di aumentare sia la visibilità che la viralità di un'azienda, di un prodotto, sui social media attraverso l'utilizzo di una strategia ad hoc.
«Facebook ha cambiato il sistema delle relazioni. I social network sono realtà, vera, tangibile. Non una realtà virtuale. Cinquecento milioni di persone fanno parte di questo enorme sistema. E a tendere sono destinati a crescere fino al miliardo. È evidente che dentro c'è di tutto. E ognuno cerca le cose che più gli interessano. Noi, io e i miei amici, abbiamo ribaltato il paradigma, ci siamo messi dalla parte di chi dentro questo mondo vuole farsi trovare».
Se capisco bene, e semplificando al massimo, stai dicendo che il punto di partenza anche nell'universo del social network è la cara e vecchia bussola: serve per cercare, serve per farsi trovare.
«È proprio così. Una comunità fatta da un miliardo di utenti è un mondo dove ci si perde. Ma anche farsi trovare dentro un mare così grande è praticamente impossibile. Paradossalmente potrei dire che bisogna segmentare il social network».
E come fai a farlo?
«Lavoro su due fronti. Mettiamoci dal punto di vista dell'azienda che vuole valorizzare il proprio marchio. Ci sono tecniche che consentono di mettere in rete un contenuto e di diffonderlo in modo virale, attraverso Facebook ,fino a portarlo a conoscenza di milioni di persone. Ma nel social network la conoscenza, la viralità del sapere, non è passiva. Io vivo quell'informazione, la scambio, la promuovo solo se ritengo che per me è interessante, solo se ritengo che nel proporla a qualcuno può trovare e suscitare altrettanto interesse. È evidente il valore aggiunto di una comunicazione fatta in questo modo».
E il secondo fronte qual è?
«Il secondo fronte è quello, per dirla con uno slogan, di una comunità che si costituisce intorno ad un interesse. Io voglio i miei amici, voglio qualcuno con cui condividere un'esperienza».
Mi fai un esempio?
«Stiamo lavorando intorno ad un progetto che si chiama Mezzokilo, ed è un vero e proprio magazine di ricette. Gli iscritti sono oltre centomila e condividono ricette, idee, stimoli culturali intorno al tema della cucina. È evidente che dentro c'è una ulteriore segmentazione, un emergere di leader e di interessi. È altrettanto evidente che a partire da questa realtà si possono sviluppare altri interessi».
Le teorie della socializzazione e dello sviluppo delle relazioni, contemplano sempre la possibilità di un incontro. Questa serie di interviste, in qualche modo, evidenzia il bisogno di guardarsi negli occhi per discutere e confrontare idee. Si potrebbe persino pensare ad un workshop delle idee. Non trovi che tutta questa viralizzazione (accidenti, l'ho detto!) rischi di implodere, senza una base fisica?
«Se guardo al futuro, che per chi opera in questo settore è già domani, e soprattutto è in continua evoluzione, anch'io penso che arriva il momento nel quale le due realtà si incrociano. Dobbiamo però evitare un doppio errore: guardare al nuovo in modo fideistico oppure in modo supponente. I social network non sono la sola realtà; ma sono realtà. Il fatturato e gli utili generati attraverso l'ottimizzazione del contatto e la sua propagazione virale, sono reali. Su Mezzokilo ogni giorno pubblichiamo ricette, articoli, video e dossier sul mondo della cucina; sul portale intervengono grandi chef, esperti di alimentazione, blogger. Mezzokilo nasce come pagina Facebook, ma oggi è molto altro e di più. Si incontreranno mai gli appassionati che si ritrovano sulla rete? Perchè no. Ma non è necessario. Anche se io penso che qualcuno di loro già lo faccia».
Qui torniamo all'iPad, incrocio di destini...
«La grande intuizione di Steve Jobs, prima che tecnologica, è culturale. Ha intuito la necessità di aggregare il mondo che vive dentro la rete. Le app sono gangli intorno ai quali è più agevole far scorrere le informazioni. Poi la intuizione culturale trova un supporto straordinario dal punto di vista tecnico. Io penso che prima che i concorrenti raggiungano l'iPad passeranno un paio d'anni».
Quindi le tavolette non aggiungono, cambiano il mondo web, così come siamo abituati ad utilizzarlo...
«Sì, e ti faccio un esempio. Uno dei nostri progetti si chiama Cuboo.it ed è un portale dedicato al divertimento, in cui condividere i momenti delle proprie serate, scoprire chi frequenta i tuoi stessi locali, conoscere gli eventi e gli spettacoli della tua città. È un progetto che si integra con Facebook permettendo di condividere vecchie e nuove foto, taggare i propri amici, segnalare un evento. Muoversi conoscendo in tempo reale il cosa e il dove accade e sapendo chi ci troverò. Lo stiamo sviluppando per il divertimento serale, ma è evidente che le possibilità sono infinite».
Ma che cosa è il futuro, per un ragazzo di vent'anni?
«Cambiamento, trasformazione, innovazione. Un terra di confine dentro la quale sperimentare e divertirsi sperimentando».
Ci salutiamo così. Penso che dovremo trovarci con Silvano Lancini, Roberto Verganti, Andrea Venturelli e gli altri protagonisti di questa serie a chiacchierare sui monti della Valle Camonica. E mi torna in mente l'invito di Steve Jobs agli studenti della Stanford University, al termine della sua lectio magistralis: «Siate affamati, siate folli».
Lucio Dall'Angelo

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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