Sette anni per un'assoluzione. Meglio tardi che mai pensano i dieci agenti della Polizia provinciale che ieri hanno sentito dalla voce del presidente Vittorio Masia la parola fine sulla vicenda che li vedeva imputati a vario titolo per peculato e truffa. Il fatto non sussiste, questa la formula utilizzata dal Tribunale nel dispositivo della sentenza. E per assolvere non c'è bisogno di ricorrere alla formula dubitativa come chiesto dal sostituto procuratore Federico Bisceglia.
L'inchiesta, che portò anche all'incriminazione dell'ex comandante del Corpo Giulio Honorati, del comandante della sezione di Polizia stradale Lorenzo Mastrangelo e di un altro agente, risale al 2005. Ad attivarla una denuncia della stessa Provincia, chiamata a rispondere alle richieste di chiarimento formulate dalla Corte dei Conti su presunte irregolarità. Gli inquirenti coordinati dalla Procura della Repubblica fecero un accesso agli atti direttamente in Broletto per recuperare, tra le altre cose, le carte carburante delle vetture di servizio, le buste paga degli agenti e gli statini degli straordinari.
Al termine dell'attività investigativa la Procura ipotizzò l'uso improprio delle vetture, di qui l'accusa di peculato, ma anche pagamenti indebiti sulla base di pezze giustificative appositamente alterate.
Nel dettaglio gli inquirenti sostenevano che tre agenti finiti al centro delle indagini utilizzavano tre vetture - una Punto, una Panda e una Hyundai Tucson - anche quando erano in ferie, facendo rifornimento a carico dell'Ente. L'utilizzo illecito, per l'accusa, era consentito dal placet del comandante Honorati ed era costato alla Provincia una somma quantificabile in 100mila euro.
Sotto la lente della Procura finirono anche i compensi percepiti dagli indagati che avevano partecipato al progetto «Sicurezza 2005». In particolare il pm riteneva che vi fossero delle discrepanze di qualche migliaio di euro tra gli straordinari effettivamente fatti e quelli pagati.
Il difensore dei due imputati accusati di peculato, l'avv. Gianluigi Bezzi, oltre a mettere in evidenza la carenza legislativa in materia di impiego dei mezzi della Polizia provinciale e le finalità comunque di servizio anche in orari non lavorativi, ha ricordato come di fatto gli indagati eseguivano direttive di superiori e non utilizzavano quelle macchine in autonomia.
Per la stessa vicenda fu incriminato anche l'allora comandante.
Giulio Honorati scelse un altro percorso processuale, il rito abbreviato, e fu condannato in primo grado a sei mesi ed assolto in appello. Sorte differente per il comandante della sezione di Polizia stradale: il commissario capo Lorenzo Mastrangelo in primo grado fu condannato a 2 anni e 2 mesi. L'accusa venne riqualificata in appello in abuso d'ufficio per una pena sospesa di 8 mesi.
Pierpaolo Prati


