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Costruire il futuro - Energia & Edilizia

Energia - La scelta verde

Ghedi, i pannelli prendono il posto del granturco

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Sempre più aziende bresciane investono nel fotovoltaico
I pannelli verranno installati anche nei campi a Sud di Ghedi
Ore: 06:01 | martedì, 25 maggio 2010

GHEDI
Là dove c'era l'erba, ma spesso anche il granoturno o i pomodori, presto ci sarà non una città, come cantava il Molleggiato negli Anni Sessanta, ma un grande campo di pannelli fotovoltaici.
Segno che, all'occorrenza, la fertile terra della Bassa può anche produrre energia elettrica.
Ghedi, zona Ponterosso, a Sud del paese, di fianco alla provinciale Brescia-Parma che porta a Isorella e poi, proseguendo, ancora più giù nella Bassa che più bassa non si può.
Da quelle parti Carlo Ruggeri, che tutti conoscono anche e soprattutto come presidente della Bcc Agrobresciano (è stato rieletto una decina di giorni or sono), fa l'agricoltore: nei suoi campi mais e pomodori si alternano a seconda delle esigenze e, naturalmente, delle convenienze.
Un parco di 5.800 pannelli
Ebbene, a breve 25.000 metri quadrati di quella terra (un campo di circa 8 piò bresciani, per chi ha dimestichezza con le grandezze che si usano da queste parti) accoglieranno un grande campo solare fotovoltaico: 5.800 pannelli fissi, che, orientati con un angolo di 30° rispetto all'orizzonte, produrranno energia elettrica.
L'impianto, che ha una potenza di 1.000 kw, produrrà circa 1.100.000 kwh/anno, permettendo così di evitare l'emissione nell'atmosfera di ben 460 tonnellate annue di CO2, la pericolosa anidride carbonica. Con questi pannelli, insomma, si inquinerà un meno.
«Si tratta di un progetto della Green Power Tech - spiega lo stesso Carlo Ruggeri -, ovviamente autorizzato dalla Provincia di Brescia tramite apposita Conferenza dei servizi. Un progetto condiviso con dei soci, che prevede un costo di circa 3 milioni di euro».
Una bella spesa, dalla quale, supponiamo, siate intenzionati a rientrare al più presto... «Non una spesa, ma un investimento, almeno speriamo. L'impianto, infatti, dovrebbe avere una vita di 22-25 anni, ma, dal momento che puntiamo su una buona redditività, contiamo di rientrare prima del decimo anno.
In pratica produciamo energia elettrica, che vendiamo all'Enel in cambio della tariffa incentivante, oltre, ma questo è ovvio, al costo dell'energia stessa».
Rischio contenuto, rendimento buono
Un salto nel buio o un rischio calcolato? «Il rischio c'è, come in tutte le attività che prevedono investimenti che dovranno rientrare nel tempo; però siamo convinti che il livello di rischio sia contenuto, perché c'è la tariffa incentivante, che dà garanzie».
Dal mais e i pomodori all'energia elettrica: la decisione ha solo presupposti economici o c'è dell'altro? «L'aspetto economico è alla base del ragionamento che abbiamo fatto - chiude Carlo Ruggeri -, perché se non fossimo convinti di guadagnarci qualcosa non avremmo speso tanti soldi. Però il discorso è più ampio: produrre energia in questo modo significa anche e soprattutto contribuire a mantenere basso l'inquinamento.
Motivazioni sufficienti, mi pare, a decidere di intraprendere con convinzione l'impresa».

gaf.

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