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Bilanci

Gli americani della Invatec. Obiettivo 2010: 100 milioni

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Ore: 06:01 | mercoledì, 25 agosto 2010

RONCADELLE
Vedremo a fine anno se il target sarà rispettato. L'obiettivo è ambizioso. Ma, del resto, questo è il minimo che ci si può attendere da un colosso qual è la Medtronic, la multinazionale americana (ha sede nello Stato del Delaware) che a primavera ha rilevato la Invatec di Roncadelle.
Un'acquisizione che ha fatto rumore e che ha fatto saltare i consueti parametri di valutazione. Per un'azienda da 70 milioni di euro, questo era il fatturato 2009 di Invatec, gli americani hanno messo sul tavolo - subito - 350 milioni di euro più altri 150 milioni che arriveranno fra due anni sui conti degli ex soci Invatec, al maturare di alcuni obiettivi fissati. Fra questi, con ogni probabilità, ci sono le vendite.
Si diceva di un obiettivo ambizioso perché immaginare di passare da 70 a 100 (97,6 milioni per l'esattezza) è crescere di colpo del 50%. Ma la Medtronic, come detto, è un colosso da 5 miliardi di dollari e si muove sul mondo come in casa propria. E la Invatec, da parte sua, si è preparata a dovere per il 2010: da una parte predisponendo una rete commerciale diretta in Giappone e Stati Uniti e, dall'altra, continuando ad investire nella ricerca e sviluppo: armi queste che hanno consentito all'azienda di Roncadelle di diventare una eccellenza nel biomedicale e nella produzione di cateteri specialistici e stent in particolare.
La ricerca chiave dello sviluppo
La ricerca, dunque, resta la chiave della crescita. L'azienda fondata da Andrea Venturelli ha una cinquantina di addetti dedicati: specialisti nel biomedicale, in nuovi materiali, in tecnologie emergenti. In particolare, ci si sta concentrando nello sviluppo di cateteri a palloncino a rilascio di farmaco; nella progettazione di uno stent in cromo cobalto per il trattamento delle vie biliari; nella progettazione e sviluppo di un catetere a palloncino ad alta pressione per il trattamento delle arterie periferiche.
Non solo. Accanto ad un impegno aggiuntivo nella ricerca, Invatec ha continuato ad investire anche in altre «attività immateriali», ovvero «presenza e training sul territorio americano e giapponese» ben sapendo - scrivono gli amministratori - che questo «avrebbe peggiorato gli indici di bilancio», perlomeno quelli immediati. Ma sarà grazie anche ad alcune di queste novità e a questa strategia di penetrazione, lenta e costosa, che il target verrà - se verrà - centrato.
Il 2009 - ultimo anno della gestione piena di Andrea Venturelli e soci - è stato un esercizio in qualche modo anomalo. Anche Invatec, dopo anni di crescita ininterrotta, ha sentito la crisi con il fatturato passato da 75 a 70 milioni e con il bilancio che ha chiuso con una perdita di quasi 2 milioni rispetto agli oltre 5 milioni del precedente esercizio. I servizi sanitari pubblici mondiali hanno un po' tutti rallentato gli acquisti. Da qui il calo del fatturato.
Il capitale da 4 a 19 milioni
Pur in questo quadro, Invatec ha mantenuto alta la propensione agli investimenti (1,4 milioni per il solo nuovo software di gruppo), aumentato i dipendenti, continuato ad investire in ricerca. Le banche - commenta Allen Ross - nel quadro generale di crisi mondiale hanno preso tempo prima di procedere a finanziamenti per nuove ricerche. La prima risposta di Invatec è stata un aumento del capitale da 4 a 19 milioni e - seconda risposta - trovare un nuovo partner finendo poi di trovare, come detto, un nuovo unico socio totalitario che farà sentire i suoi effetti sul gestione e mercati nel 2010.
Il 2009, per parte sua, chiuso l'esercizio come detto, ha visto ammortamenti a 2,2 milioni (1,8 l'anno prima), costo del lavoro per 16,6 milioni (14,6 nel 2008). Peggiora il saldo finanziario netto con oneri pagati alle banche per 1,8 milioni (mezzo milione più dell'esercizio precedente).
Invatec ha unità produttive a Roncadelle e Torbole Casaglia, un centro tecnologico in Svizzera e sedi commerciali in Cina, Giappone, Usa e Taiwan.

Gianni Bonfadini
g.bonfadini@giornaledibrescia.it

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