La pandemia ha rallentato l’incedere del progetto. Ma ora il rifugio Loa, tra le vette di Berzo Demo, è pronto a guardare avanti. La procedura per far rinascere la struttura, distrutta da un incendio nel gennaio 2020, è infatti proseguita. È di poche settimane fa l’ok della Sovrintendenza, uno degli ostacoli che sembrava più arduo da superare, visto che il progetto, rispetto alla classica idea di edificio montano, è piuttosto avveniristico. Invece all’ente l’idea dell’architetto Camillo Botticini è piaciuta e il benestare è arrivato.
«Il prezziario è completamente cambiato - specifica il primo cittadino -, vogliamo avere in mano un progetto aggiornato in tutti i dettagli entro fine anno. L’assicurazione ha pagato con i costi di allora e non sono più reali. Speriamo poi di trovare un’impresa, perché oggi è difficilissimo avere anche quella. Vogliamo fare tutto per bene, senza fretta, per non avere problemi dopo». Come l’Amministrazione aveva già affermato, gran parte del successo del progetto lo determinerà il gestore, che sarà individuato anch’esso con un bando pubblico. Sarà lui, a esempio, a decidere le sorti del secondo piano della struttura, lasciata libera, e sulla presenza o meno di una piccola spa e delle tinozze d’acqua calda all’esterno. Al pianterreno ci sarà una sala da pranzo con un’ottantina di posti all’interno più diversi all’esterno, al primo una quindicina di posti letto in camere con servizi.
Le linee moderne del rifugio hanno scatenato in alcuni, soprattutto ambientalisti e tradizionalisti, parecchie polemiche, ma la scelta è fatta. Il nuovo edificio sarà realizzato sul modello dei più moderni del Trentino, con una struttura funzionale, innovativa e con attenzione ai materiali (legno e prodotti autoctoni) e all’estetica, usando la bioedilizia.



