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IL CASO

L’Adamello perde un altro pezzo: le foto a confronto


Valcamonica
12 gen 2020, 08:30
Il ghiacciaio dell'Adamello negli anni - © www.giornaledibrescia.it

Il ghiacciaio dell'Adamello negli anni - © www.giornaledibrescia.it

Il ghiacciaio dell’Adamello perde un altro pezzo della sua superficie. Si tratta questa volta della fronte della Vedretta di Salarno, posta a sbalzo tra il Corno Miller e il Corno di Salarno, che del grande apparato glaciale costituisce una delle porzioni perimetrali del confine meridionale, esteso lungo la linea che collega il Corno Miller al Corno dell’Adamè. 

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Il fenomeno del distacco è avvenuto presumibilmente nel periodo compreso tra la metà dello scorso mese di settembre e il mese di ottobre, ma è servito l’occhio attento di un esperto per metterlo in evidenza. Nel corso della stagione estiva la Val Salarno, attraversata dal Sentiero Numero Uno e supportata dalla presenza del rifugio Prudenzini, rappresenta uno degli ambiti più frequentati del Parco dell’Adamello, mentre nelle severe condizioni invernali diventa terreno d’azione per poche persone. Appartiene a questo gruppo Amerigo Lendvai, operatore del Servizio Glaciologico Lombardo, che ha osservato la variazione del fronte del ghiacciaio nel corso di un’escursione effettuata il 4 gennaio scorso.

Cosa è successo. Il fenomeno è rappresentato da una perdita concentrata sia di massa sia di superficie, in una misura che allo stato attuale delle conoscenze, complice anche la presenza della neve, risulta di difficile quantificazione. Il paragone immediato reso possibile dal confronto tra le fotografie attuali e quelle scattate nella scorsa estate certifica l’ampiezza del crollo. Non sono da escludere anche in questo periodo ulteriori distacchi di ghiaccio che, unitamente alle scariche di sassi e di neve che avvengono in modo naturale dalle pareti quasi verticali del Corno Miller, del Corno Salarno e del Cornetto di Salarno, sconsigliano per motivi di sicurezza la frequentazione della zona.

Il fenomeno della Vedretta di Salarno non può che ricordare all’opinione pubblica l’allarme lanciato dagli esperti nello scorso autunno per il ghiacciaio di Planpincieux in Valle d’Aosta. «La dinamica è analoga - conferma Lendvai -, nel senso che si tratta di un crollo per distacco dal corpo principale del ghiacciaio, con successivo scivolamento sulla roccia di fondo che è molto liscia. Non è invece paragonabile come eccezionalità, in quanto questa vedretta adamellina risulta soggetta in modo naturale a crolli periodici a causa della sua posizione a sbalzo».

Ricorda ancora il glaciologo che «nei periodi di avanzata del ghiacciaio questa fronte scaricava nella conca sottostante parecchio ghiaccio, tanto che il ghiacciaio si riformava a comporre il cosiddetto ghiaccio di rimpasto». L’evento registrato in Val Salarno contribuisce a riaffermare l’entità di un ghiacciaio come massa di ghiaccio in movimento. Questi elementi solo apparentemente statici dei paesaggi alpini richiamano gli uomini alle loro responsabilità per continuare a mantenere le molteplici funzioni che rivestono.

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