In memoriam, a un passo dal cielo

Nell’area rarefatta che tagliava il respiro, l’alba arrivò all’improvviso, come un fuoco all’orizzonte. In quell’istante di gloria e fatica, Giamba e Oliviero si sono abbracciati, hanno disfatto il lenzuolo con i nomi di Battistino e Giandomenico e hanno «saldato il conto» con la storia e col destino.
Gianbattista «Giamba» Macri, 46 anni vissuti di corsa a Valle di Saviore, e Oliviero Silvestri, 48 anni valsabbino amante delle alte quote, l’8 agosto 2013 hanno raggiunto la vetta nord dell’Huascarán, dove vent’anni prima - stesso giorno, ma su un itinerario diverso - Battistino Bonali e Giandomenico Ducoli se n’erano andati all’improvviso, portati via da un nube assassina di neve, rocce e ghiaccio.
«Erano tre anni che cullavamo questo sogno - racconta Giamba -. Non ho avuto la fortuna di conoscere Battistino e Giandomenico, ma ho un ricordo nitido di quei giorni di agosto del 1993, quando la televisione seguiva in diretta le operazioni di ricerca».
Nel ventre silenzioso della Cordillera Blanca, a 200 passi dai 6.655 metri di quota dalla calotta gelata della montagna di Huascar, la Vallecamonica perse due alpinisti giovani, motivati e capaci, destinati ad entrare nella leggenda e nel cuore della terra bresciana.
«Siamo partiti da Linate il 24 luglio alla volta del Perù e abbiamo raggiunto il rifugio Huascarán il 6 agosto, due giorni prima di salire la vetta», ricorda Giamba. In mezzo, un lungo acclimatamento nella valle dell’Ishinca, la salita all’Urus (5.945 mt), al Tocllaraju (6.034 mt) e al campo base allestito al Passo Garganta, a 6.000 metri di quota.
«È stata durissima, ma è andato tutto bene - ha aggiunto Macri -. Siamo partiti dal Campo base a mezzanotte e mezza: io, Oliviero, Alessio Mazzardi e la guida peruviana Blas. Tirava un vento gelido, ma il cielo era sereno».
Temperatura: 25 gradi sotto zero. Alessio rinuncia, Giamba e Oliviero proseguono «cinque passi alla volta», spinti verso l’alto dalla disperazione della stanchezza, dalla necessità di ricordare, dalla promessa di un sogno lontano. Alle 6 e 10, mentre l’alba incendia le cime, l’Huascarán è conquistato. «Grazie Dio» e «Ieri, oggi, domani Battistino e Giando indimenticabili!!!» sono la traccia di un traguardo conquistato. In vetta, poco dopo, arrivano altri quattro alpinisti italiani: tra questi c’è anche don Alessio, sacerdote vicentino amante dell’estremo, che conosce bene la storia. Prega e sbatte i denti per il freddo: poi, dallo zaino, sbuca una tunica e un calice e in tre minuti si celebra la Messa più alta del mondo. «Il rito è finito andiamo in pace».
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