Università

Studenti fuori sede, stangata sugli affitti: a Brescia una stanza sfiora i 400 euro

Con un aumento del 7,5% nel giro di pochi mesi la nostra città è nella Top 10 delle più care d’Italia
Marco Tedoldi

Marco Tedoldi

Giornalista

Una studentessa consulta gli annunci in università -  © www.giornaledibrescia.it
Una studentessa consulta gli annunci in università - © www.giornaledibrescia.it

Nessuna tenda in piazza in segno di protesta, ma il caro affitti ha fissato i suoi picchetti anche all’ombra del Cidneo, dove il costo di una stanza singola è schizzato del 7,5% nel giro di pochi mesi: si pagano in media 382 euro, secondo la recente rilevazione di Immobiliare.it, che inserisce Brescia nella Top 10 delle città più care per studiare, piazzandosi al nono posto in Italia.

Milano rimane saldamente in testa alla classifica: per una singola nella metropoli lombarda si spendono addirittura 628 euro. La crescita in questo caso è del 6% nel confronto con il periodo di «alta stagione», ossia tra aprile e settembre. Al secondo posto, con una differenza di oltre 150 euro al mese, c’è Bologna, dove per una singola si spendono 467 euro al mese. A seguire troviamo Roma: nella capitale la media è di 452 euro. Fuori dal podio, ma con un costo mensile comunque superiore ai 400 euro, troviamo Firenze (433 euro), Venezia (418), Modena (415) e Verona (409). A seguire troviamo Padova (398) e la nostra Brescia, che si piazza davanti a grandi centri universitari come Napoli e Torino.

Cambia il mercato

Per inciso si deve osservare che la stanza in affitto non è più solo un’opzione per i giovani universitari fuori sede che si mettono alla ricerca di un tetto. «Data la crescita dei prezzi che in molti casi sono diventati difficilmente affrontabili anche da chi lavora e percepisce uno stipendio fisso - osserva Carlo Giordano di Immobiliare.it - è diventata la sistemazione più gettonata tra i giovani al primo impiego. Questa tipologia di richiesta, quindi, ha portato il mercato delle stanze fuori dalla logica della stagionalità universitaria che da sempre lo ha contraddistinto, in quanto ora la domanda per la singola si spalma sull’anno e non si concentra più nei mesi che precedono l’inizio dell’anno accademico».

Domanda e offerta

Naturalmente, con la domanda che cresce, l’offerta ha per così dire il coltello dalla parte del manico. Chi non può permettersi affitti stellari fa il pendolare, se la distanza glielo consente, oppure sceglie un ateneo più vicino a casa. Va detto che a Brescia negli ultimi anni sono state però realizzate numerose residenze universitarie (l’ultima sulla Triumplina, dove un tempo c’era l’hotel Ca’ Nöa) che rientrano nell’alveo del diritto allo studio: un aiuto non da poco per studienti e famiglie meno abbienti.

Immobiliare.it ha fatto anche un esperimento interessante. Dal momento che la misura del Governo "Bonus affitto giovani" si applica pure alle stanze singole (se viene spostata la residenza nella casa così porzionata), «abbiamo voluto indagare quanta parte del mercato risulterebbe accessibile a chi percepisse il netto massimo per poter ricevere il bonus (15.493,71 euro annui) nelle città più costose».

A Milano risulterebbe così accessibile appena l’1% del mercato delle stanze singole. Infatti, per accedere alla totalità dell’offerta è necessario percepire almeno 25.139 euro netti all’anno, 10.000 in più rispetto a quanto previsto dal bonus. Anche la città di Bologna presenta una situazione difficile: è accessibile appena il 4,5% della proposta di singole. Va un po’ meglio a Roma, dove l’accessibilità sale all’11,7%. A Firenze l’accessibilità è poco sotto il 10%, mentre a Venezia si alza fino a sfiorare il 25%. A Modena e a Verona la percentuale torna ad abbassarsi, al 14% e al 17,2%. L’accessibilità a Padova si assesta al 25%, mentre a Napoli e a Brescia supera abbondantemente il 30%.

Sul tema del caro affitti interviene anche il presidente dell’Associazione provinciale bresciana della proprietà edilizia, Ivo Amendolagine, che richiama l’attenzione sulla legge 43/98: «La normativa prevede che per ogni città si applichi o l’accordo territoriale sottoscritto delle dalle categorie rappresentanti i proprietari e gli inquilini o il decreto ministeriale sostitutivo. I proprietari che aderiscono a questa formula - ricorda - usufruiscono delle agevolazioni fiscali».

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