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IL LIBRO

Uscire vivi dagli anni Novanta: anatomia dell'Italia in 306 foto


Tempo Libero
31 gen 2017, 10:20
Maria Grazia Cucinotta - Foto Pasquale Bove

Maria Grazia Cucinotta - Foto Pasquale Bove

C’è una bimba con la testa infilata nella bocca del Gabibbo. Sorride lei, sorride il pubblico che non si vede, ma c’è. Sono su un palco, una festa in un teatro, le tende di velluto sullo sfondo. Muove le braccia, la bambina. Sta ballando? Diciamo di sì, facciamo che dalle casse stia uscendo «Ti spacco la faccia», il primo successo musicale del pupazzone di «Striscia la notizia». Quel suo sguardo fisso, quell’idea di estate.

 

Eccoci qua con il Gabibbo, eccoci qua a fare i conti con gli anni Novanta. Prima o poi doveva capitare. Una storia che non è ancora sedimentata, l’epoca che ha plasmato un’Italia ancora oggi appiccicata alle nostre dita. Le stesse dita che sfogliano ora «Italy&Italy». il libro pubblicato da poco da Cesura Publish (632 pp., 50 euro), in cui sono raccolti gli scatti realizzati da Pasquale Bove lungo il decennio. Compreso il Gabibbo, protagonista di una foto centrale in un volume senza centro, tentacolare, che procede deviando e accumulando. 

Bove è un fotografo di cronaca, al servizio di quotidiani locali e non, sempre con la macchina al collo, un bulimico dell’immagine. Circa tre anni fa incontra Luca Santese, tra i responsabili di Cesura, interessato in quel periodo a raccontare cosa fosse rimasto della riviera un tempo Riviera. Santese a dire il vero non è soddisfatto del proprio lavoro fotografico, non trova gli spunti che va cercando. L’illuminazione arriva quando si trova davanti l’archivio di Bove. Una bomba. 

Santese fa passare circa 250mila immagini che coprono un arco di tempo compreso tra il 1985 e il 2000, dentro c’è un mondo. Rimini è l’osservatorio perfetto per tracciare l’identikit dell’intero Paese. È, o per meglio dire era, un crocevia di godimento, sangue, famigliole, denaro, politica, spettacolo, droga, calcestruzzo, corpi esibiti, corpi ripescati, grandi mangiate, immigrati, imprenditori, prostitute. Tutto shakerato al ritmo della dance. 

Bove è l’occhio puntato su questo microcosmo. Nel volume si trovano anche foto della Mini Italia: in modo discreto esplicitano un programma. Siamo qua, nella piccola Rimini, ma abbiamo tutto quello che serve per raccontare un decennio in formato maxi. Santese impiega due anni ad analizzare il materiale, la quantità è tale che il rischio è di esserne travolti. Invece emergono percorsi, storie ricorrenti, personaggi, dettagli rivelatori. 

Sono, gli anni Novanta, il decennio di passaggio dalla pellicola al digitale, e la fotografia ufficiale ha ancora il predominio sul racconto del mondo, dei fatti, della quotidianità. Esistono le immagini private, come sono sempre esistite, ma l’iconografia condivisa è ancora affidata al Fotografo. Quello che lo fa di mestiere, che si tratti di arte o cronaca. Tutto ciò è destinato a finire con il nuovo millennio: rivediamo l’11 settembre 2001, per citare l’evento che dà la svolta alla storia recente, anche (e molto) con immagini amatoriali. E mentre il digitale si diffonde, nascono e proliferano le piattaforme per condividere ogni tipo di scatti. Fino ai giorni nostri, in cui la produzione non ha sostanzialmente limiti. Tutti fotografi, nessun fotografo, verrebbe da dire. 

Bove non lo sa, ma mentre scatta è un privilegiato. E Santese entra in questo universo parallelo di immagini e lo ritaglia, restituendoci 306 fotografie che comunicano un’epoca. Che la storiografia ha già affrontato, ma non in maniera complessiva. Questo libro di tre chili è da tenere come guida mentre si cerca di chiudere un cerchio attorno ai Novanta, quando sarà possibile. Scorriamo i costumi ancora sgambati, gli occhiali di Craxi, il sorriso di Berlusconi, la presenza scenica di Bossi, l’overdose sul sedile dell’auto, l’avvocato Prisco, la pastasciuttata in allegria, gli assassini di provincia, Gigi Sabani, le code allo sportello, i funerali di Fellini, cinesi, albanesi, africani. Gli immigrati, ad esempio, che alla fine del decennio erano due milioni e mezzo, si rivelano come fenomeno dirompente. E il sorriso invecchiato di Mastroianni, morto nel 1996, ci racconta anche l’Italia che non c’era già più, ma che faceva ancora finta.

E poi Rimini è ancora un po’ la Rimini di Tondelli, ma è necessariamente diversa. Non potrebbe essere altrimenti, dopo i fischi all’inno argentino, dopo Tangentopoli, dopo la sentenza del maxiprocesso di Palermo, dopo Falcone e Borsellino, dopo «Non è la Rai», dopo la cattura di Riina, dopo la Secessione, dopo la cura Di Bella, dopo la mucca pazza e verso l’Euro. «"Italy&Italy" spiattella tutto ciò che ci è passato davanti, Pasquale Bove ha preso tutto con grande voracità per raccontare attraverso le fotografie ciò che vedeva e viveva», spiega Luca Santese, il curatore del volume. 

Il nome del libro viene da una piadineria che compare in una foto in bianco e nero. L’Italia dell’innocenza, che magna.

«Ciò che importa è l’insieme delle foto, accostate una dopo l’altra emerge l’iconografia di un’identità italiana. Non parlo di identità in termini nazionalistici, è più un identikit». In cui, naturalmente, c’è di tutto. «Si respira grande vitalità, fervore, poche preoccupazioni», prosegue Santese. Che però è nato nel 1985, quindi gli anni Novanta li ha conosciuti parzialmente. «Sono un grande appassionato di commedia italiana, mi sono accostato all’epoca soprattutto attraverso il cinema», racconta. 

Così, mentre nei testi introduttivi di Giancarlo Dotto si sente un po’ di (pericolosa, ma comprensibile) nostalgia del «come eravamo» (sottinteso giovani, nel caso specifico), Santese ha elaborato, in parte, l’immaginario di un immaginario. Con un archivio simile a un blocco di marmo, da cui esce mano a mano una figura. Si distingue, ed è inafferrabile. Come il tifoso in copertina, che si butta nell’acqua col bandierone tricolore. Chissà poi cosa aveva da festeggiare. In qualche modo, però, si è divertito.

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