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FUMETTI

Le Macerie prime di Zerocalcare


Tempo Libero
14 nov 2017, 15:45

Crisi personale e crisi generazionale si intrecciano nel nuovo libro di Zerocalcare. In «Macerie prime» il fumettista italiano più acclamato degli ultimi anni parte facendo i conti con le richieste (gli accolli) che lo perseguitano quotidianamente mettendo alla prova impegno politico, amicizie e la voglia di restituire qualcosa del proprio successo.

Tra questi accolli, la proposta di partecipare a un bando che arriva da tutto il suo gruppo di amici - compresa l'inedita figura quasi paterna di Deprecabile - è insieme motore della vicenda e specchio di un problema: «Spesso in questi anni non c'è stato altro modo di relazionarsi che non fosse strumentale al mio lavoro - racconta Michele Rech - Non parlo di strumentalizzazione, perché le cause sono importanti anche per me, e capisco chi mi cerca come megafono. La mia crisi infatti non è rispetto a quei valori o al mondo di centri sociali e spazi occupati in cui sono cresciuto: io metto in discussione come starci, in quel mondo, come tenere insieme l'aspetto professionale con l'aspetto politico e relazionale».

La storia di fatto si concentra più sulla cerchia di amici del protagonista, che non su quest'ultimo: «Ho la presunzione di essere cresciuto con persone generose e volenterose, che sono risorse per questa società molto più valide di me. Oggi vedo che stanno al chiodo e finiscono a fare gli inventari ai supermercati di notte: volevo raccontare le loro vite».

Intrappolati nel lavoro come negli affetti, i personaggi vedono minacciata la loro umanità: «L'umanità è cercare di rimanere lucidi ed empatici nonostante il crollo delle certezze, quando ognuno cerca di salvare se stesso a scapito degli altri: il fumetto racconta proprio di questo, che è potenzialmente il crollo della società».

Un passaggio esistenziale simboleggiato anche dall'addio dell'armadillo, da sempre voce della coscienza e alter-ego di Zerocalcare, sostituito da un panda: «La sua corazza è incrinata. Il panda è solitario e aggressivo, è l'animale che può incarnare questo cambiamento di prospettiva».

Una situazione riflessa anche nel contrappunto del racconto, una storia allegorica dai contorni post-apocalittici: «Quella dimensione mi sembrava la più indicata per mostrare la condizione di chi mi sta intorno: per tanto tempo ho raccontato lo smarrimento della mia generazione che si è affacciata sul mondo del lavoro con certe aspettative mentre le garanzie erano svanite. Prima avevo cara l'immagine del naufragio, ma con un'apocalisse devi fare i conti e andare avanti in qualche modo: sono passati 15 anni e questo senso di delusione non può durare all'infinito, così mi pare che in qualche modo ci siamo assuefatti e ci stiamo arrabattando».

Questo senso di impasse di fronte al passare del tempo è una dimensione che ha perfino risvolti editoriali: la storia di Macerie prime si concluderà infatti a maggio 2018 in un secondo volume, quando saranno passati sei mesi per gli stessi protagonisti.

La poetica e i messaggi dell'autore di Rebibbia sono insomma messi alla prova in un'opera che ha il sapore della summa e del punto di svolta: «Non ho mai avuto tempo di sperimentare in questi anni: dopo questi due libri vorrei prendermi il tempo per capire cosa fare, ad esempio mi piacerebbe studiare animazione in Francia». 

 

 

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