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LA MOSTRA

La curiosità è nello sguardo: le fotografie di Carla Cerati


Tempo Libero
2 giu 2019, 11:57

Se c’è un’autrice che ha espresso a tutto tondo la capacità di cogliere con l’obiettivo la realtà e mostrato la sensibilità d’interpretarne le tinte, questa è Carla Cerati (Bergamo 1926 - Milano 2016), alla quale la bresciana Galleria dell’Incisione fino al 21 luglio dedica la retrospettiva «Forma di donna» nell’ambito del Brescia Photo Festival.

Laddove «forma di donna» è intendibile sia nel senso dei contenuti espositivi - il nudo e la presenza femminile nei riti edonistici della società borghese - sia in senso quasi palindromico di... donna di forma (fotografica). Cerati - che è stata pure romanziera - ha infatti navigato con insonne curiosità e talentuosa resa estetica molti generi del fotografare: dal fotogiornalismo al ritratto d’intellettuali e artisti; dalla scena teatrale alla paesaggistica e alla street photography; dal nudo all’impegno civile (gli spaccati della Milano Anni ’60 «che mutava»; il reportage-denuncia nei manicomi pre-Legge Basaglia).

Un’espressività multiforme cadenzata - specie negli Anni 60-70, ma anche ’80 - da temi e frequentazioni via via più ampi; che la mostra (una delle rare in gallerie private giacchè il fondo-Cerati è dal 2018 in comodato gratuito al Civico Archivio Fotografico di Milano) propone in due produzioni storicamente fondamentali e qualificanti: «Mondo Cocktail» (1974) e «Nudi» (1973-’74). Lì, in 32 stampe in biancoenero e 3 a colori, brilla l’abilità sia della Cerati indagatrice di costume sia della ricercatrice d’estetica sul nudo, inteso come forma pura e non come erotismo. Così, tra i volti di partecipanti a party, inaugurazioni ed eventi culturali, in «Mondo Cocktail» trova compimento in scatti estemporanei ma di felicissimo taglio d’inquadratura e sottotraccia ironico, il racconto della... Milano da bere. E nel portfolio sul nudo - nei primi Anni ’70, quando ancora il «genere» non era moda - si disvela la fotografa che utilizza il corpo della modella, pur non scevro da erotismo composto e mai volgare, come una tela per la luce. Con echi dell’insegnamento di Bill Brandt: il soma come «oggetto» d’espressività psichica, scultorea, mai d’ammiccamento.

La Cerati spiegò: «Chiesi a un’amica di posare, montai un fondale bianco e un’illuminazione dura. Quel corpo per me aveva cessato d’appartenere a una persona, non era altro che un oggetto tridimensionale con una sua capacità d’assorbire, riflettere o respingere la luce». Un andare oltre ciò che il nudo evoca naturalmente e farne estetica sublimata. Curiosamente, tre dei nudi visibili in «Forma di donna» che Chiara Fasser ha allestito perseverante («Ho sempre amato i lavori di Carla») sono stati prodromi della mostra: la gallerista ha incontrato Valeria Magli, «modella» speciale della Cerati ma nota ballerina-artista che fra l’altro ha danzato dentro il Beaubourg, animato la Biennale, portato in scena un testo del recentemente scomparso Nanni Balestrini, e condotto la decennale ricerca artistica «Poesia ballerina». È lei che l’ha messa in contatto con Elena Ceratti (doppia t per curiosa assonanza di cognome maritale), figlia di Carla. Così tre nudi danzanti della Magli (unici fotocolor fra 35 stampe all’Incisione) assurgono sia a Big Bang sia a suggello dell’occasione d’incontrare il magistrale femminino fotografico di Carla Cerati.

 

 

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