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IL CIAMBELLONE

«Il mio PalaEib»: partite e concerti nei ricordi dei bresciani


Tempo Libero
13 mar 2017, 07:18
Il pubblico alla partita Pallacanestro Cidneo-Billy, del 14-04-1982 © www.giornaledibrescia.it

Il pubblico alla partita Pallacanestro Cidneo-Billy, del 14-04-1982 © www.giornaledibrescia.it

Franco ci fa notare che tra i concerti memorabili all’Eib ci sono anche i King Krimson, nel 1974. Giusto, ha ragione, nell’articolo in cui si parlava dei ricordi del palazzetto bresciano se ne citavano alcuni, in estrema sintesi. Ogni ulteriore aggiunta è benvenuta. E poi chiede di mettere anche «Ocean» nell’elenco degli sponsor che hanno legato il loro nome al basket giocato al Ciambellone. Giusto anche questo, ne approfittiamo per metterci pure «Simmenthal», nella serie che parte da Rondine e Pinti Inox per arrivare a Telemarket.

Ecco: basket e musica. Ci perdonino le fiere, ma il PalaEib risveglia emozioni in questi due settori, e non c’era da dubitarne. Abbiamo iniziato a raccogliere i vostri ricordi, mentre nel frattempo proseguono i lavori di ristrutturazione del palazzetto in vista della riapertura, nel 2018. 



Vincenzo Cinque ci dice di aver cominciato a giocare a minibasket ai tempi della Silverstone. «Conoscevo a menadito ogni pertugio di quel posto. Ricordo con stupore le scarpe numero 54 lasciate negli spogliatoi da qualche giocatore della prima squadra - scrive -. Amavo soffermarmi a fine allenamento a sentire nel silenzio delle luci spente il boato domenicale che conoscevo bene, immaginandomi grande e colonna portante del Basket Brescia dei prossimi 15 anni. Ogni volta che passo davanti, mi rivedo correre sotto il porticato esterno, ma soprattutto mi rivedo, con un borsone sulla spalla, attraversare a piedi la tangenziale per andare a prendere il "pulmino" in via Livorno».

Pietro Amato si ricorda invece quando negli anni Ottanta andava al palazzetto «con moglie, figli, libri e giornali» fino «al momento magico che ben ricordo: la squadra entrava accompagnata dalla musica di Rocky, era un tripudio di applausi, canti e suoni». Ora non vede l’ora di ripresentarsi con moglie, figli e nipoti. «Grazie alla lucida follia di Bragaglio e Bonetti al PalaLeonessa si ricreerà quel clima: ci vedremo nel 2018 nella nuova casa», e nel frattempo scorrono nella mente i nomi di «Motta, Iavaroni, Piet, Abernaty, l'immenso Mike Mitchell, Laimbeer e tanti altri che dimentico, ma che sono ugualmente meritevoli della nostra gratitudine».

A proposito di Laimbeer, Mauro Ghidotti ricorda di averlo conosciuto quando accompagnava il fratello ad allenarsi nelle giovanili della Silversone e poi della Cidneo. Era come una grande famiglia, dice, ma grande sul serio: «Mi ricordo che Leimbeer arrivava con una BMW 520 a cui era stato adattato il posto di guida togliendogli i sedili posteriori, visto che con i suoi 210 centrimetri lo spazio era un problema». E poi ancora altri nomi nella girandola della memoria, come «Iavaroni, Pietkiewicz, Marusic, Palumbo, Fossati, Ario Costa, Solfrini, Riccardo Sales, Taurisano e il mitico presidente Pedrazzini».

Dario Duina ci scrive invece della mitica doppietta, Rigamonti-Eib. Negli anni Settanta faceva le elementari, «prima andavo a vedere il Brescia con Giovanni e suo papà, poi di corsa al palazzetto». Negli anni Ottanta ci andava a piedi dal Violino «insieme all'amico Stefano»: «Arrivo all'esterno del palazzetto e dalle 11 restavamo appoggiati ad una porticina che si sarebbe aperta molte ore dopo (la partita iniziava alle 18!!!) con un unico obiettivo: occupare la prima fila ed arrivare prima di un tizio così antipatico...». Chi sarà mai? Comunque, «durante la settimana presenza fissa per assistere agli allenamenti del Barone Sales che martirizzava il "povero" aiutante alle prime armi, Scariolo...». Un’immagine su tutte: «Il canestro di Palumbo che in un secondo ci portò dall'inferno al paradiso».

Partita dopo partita, si consolidavano i legami. È una delle cose belle dello stadio o del palazzetto, ritrovarsi, discutere, fare due chiacchiere, stare assieme a tifare. Quella cosa che conosciamo, quella sensazione di appartenenza. Che aveva risvolti imprevisti. «Io diciassettenne e la mia morosa, ora mia moglie, attraversiamo avventurosamente la tangenziale, cosa attualmente suicida, ma anche allora a rischio, quando prendo una storta al piede clamorosa». Ce lo scrive Stefano Masserdotti. «Entriamo come al solito con un anticipo mostruoso di almeno un paio d'ore - prosegue la lettera -, e le luci all'interno erano come al solito praticamente spente. La mia caviglia è un melone. Se ne accorge uno dei tifosi storici, che ha aspettato il ritorno del basket a Brescia per vent'anni ed è venuto a mancare poco prima che accadesse. Scende negli spogliatoi e chiama il massaggiatore della Cidneo che prontamente interviene sulla mia caviglia, poi passa anche il coach a vedere, specifico che non conoscevo personalmente nessuno di loro». Avete presente? Come si fa a dimenticare una cosa così? Impossibile. 

 Poi, naturalmente ci sono i concerti. Ci ammoniscono di non avere considerato i Rockets, pardon, ma ci sono anche artisti meno vintage. Un lettore ci dice di essere stato una sola volta all’Eib, il 6 maggio 2011, per vedere Max Pezzali assieme a Elisa, la migliore amica. «Ricordo che era una serata calda e dentro si sudava tanto. Tante canzoni, cantate e stracantate. Semplicemente indimenticabile! Sono curioso di vedere come sarà il nuovo Ciambellone!!!».

Poi Giorgio Merigo riporta alla luce un’abitudine tipica del passato: «Ricordo i concerti a cavallo tra gli anni 70/80, quasi tutti visti dopo aver sfondato i cancelli», con il «servizio d'ordine stoico, ma quasi sempre inutile».

Giovanna Staffoni ci parla del primo concerto della sua vita, a sei anni. Indovinate un po? Si trattava di Cristina D’Avena. Agli antipodi, Luciano Passeggiati ricorda i Judas Priest dal vivo, preceduti dal motoraduno Brixia Fidelis. Silvia Serra ha visto all’Eib il suo primo concerto di Eros Ramazzotti, mentre Federico Capretti racconta che al concerto di Branduardi, l’anno non è specificato, «tagliarono le gomme a tutte le auto parcheggiate». Poveri fan di Branduardi. È andata meglio a Maurizio Ghidini, che si è goduto un live dei Litfiba senza spiacevoli sorprese alla fine, o a Paola Alghisi, che nel 1982 ci ha fatto il suo primo saggio con la Forza e Costanza.  

E poi, finalmente, una voce fuori dal coro. Ci vuole ogni tanto. A Luca del PalaEib o del PalaLeonessa non interessa niente: «Buttatelo giù e fate una pineta per un polmone di Brescia con piante specifiche di ripulire l'aria».

L’idea non è male, caro Luca, ma poi dove si va a vedere il basket? Continuate a scriverci, potete farlo a gdbweb@giornaledibrescia.it o via WhatsApp, al numero 3895424471. Sono bene accette anche eventuali location alternative per il polmone verde. 

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