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LO SPETTACOLO

I trucioli di plexiglas diventano macigni con Francesca Franzè


Tempo Libero
4 dic 2017, 19:26

I trucioli di plastica che ricoprono, soffocano, schiacciano, soffici eppure pesanti come macigni. Macigni di plexiglas, quel plexiglas che un padre produce e che lo porta al fallimento. Un fallimento che appare come professionale e personale, ma che non deve, non può diventare fallimento esistenziale. Ciò che esce da «Fail», la produzione della compagnia Francesca Franzè (vincitrice del Premio Petroni 2017) che ha debuttato ieri pomeriggio nell’ambito del «Wonderland Festival» nello Spazio Teatro Idra, è l’amore, oltre che il dolore.

L’attrice e ideatrice ha portato sul palco, insieme a Davide Pini Carenzi e con la drammaturgia di Letizia Buoso, la storia autobiografica del rapporto con suo padre, segnato inevitabilmente dal fallimento dell’azienda di famiglia negli anni 2007-2009. Una storia spiegata con moltissimi, deliziosi, dolorosi e amorevoli dettagli personali, precisi, e con un accento delicatamente bresciano (che ci sta benissimo, se si pensa all’aura imprenditoriale del nostro territorio), ma che si espande e si fa universale, parlando a tutti di un dramma che se visto da fuori porta a pensare: «Ma perché non sei riuscito a farcela? Ma perché stai pensando solo a te stesso?», e che invece racchiude tutto il senso dello sforzo degli imprenditori onesti che fino all’ultimo sputano sangue, facendosi inghiottire dal prodotto delle loro aziende.

La regia è potente ed evocativa, (quasi) tutta fatta sul prodotto del fallimento, la plastica, in trucioli e in scarti di lavorazione che si muovono sulla scena ricreando le situazioni e facendosi astratti. Un astratto che si lega con armonia alla concretezza dei dialoghi tra una figlia e un padre che si confrontano rievocando il periodo doloroso, anche attraverso la musica cantata a squarciagola con i finestrini abbassati, per trovare un senso, per rimettere insieme i pezzi, per capire i motivi delle scelte di un padre che ha coinvolto la figlia nel fallimento permettendole allo stesso tempo, alla fine, di trovare la sua strada. Con lo spirito imprenditoriale onesto applicato alla vita reale, superando ogni inutile vergogna.

 

 

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