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Da oggi nell'aranciata c'è più... arancia


Tempo Libero
6 mar 2018, 10:24
Un bicchiere di aranciata © www.giornaledibrescia.it

Un bicchiere di aranciata © www.giornaledibrescia.it

L'aranciata è stata inventata in Italia dalla Sanpellegrino nel 1932. Una trovata che è piaciuta da subito. E la Fanta nacque quando il reparto tedesco della Coca Cola non poteva produrre, a causa dell'embargo per effetto della Seconda Guerra mondiale, il prodotto e allora si decise di sviluppare una bevanda al gusto d'arancia. Poi esportata all'estero negli anni Cinquanta.

Ora, dopo 60 anni arriva uno storico stop alle aranciate senza arancia, con più frutta nelle bibite per l'entrata in vigore del provvedimento nazionale che innalza dal 12% al 20% il contenuto di succo d'arancia delle bevande analcoliche prodotte in Italia e vendute con il nome dell'arancia a succo o recanti denominazioni che a tale agrume si richiamino. Lo rende noto la Coldiretti in occasione dell'applicazione delle disposizioni contenute nella legge 161 del 30 ottobre 2014 che scattano da oggi, trascorsi dodici mesi dal perfezionamento con esito positivo della procedura di notifica alla Commissione Europea del provvedimento in materia di bevande a base di succhi di frutta come richiamato dal comunicato della Presidenza del Consiglio del 24/5/17.

Un risultato straordinario per agricoltori e consumatori grandi e piccini, sottolinea l'organizzazione agricola, salutato con la Giornata nazionale di mobilitazione da Roma nel Palazzo Rospigliosi a Reggio Calabria fino a Catania con iniziative in piazza per aiutare i cittadini a leggere le nuove etichette e festeggiare l'agrume più consumato in Italia con maxispremute, tutor delle arance per riconoscere le diverse varietà, nutrizionisti e arance per tutti.

«L'innalzamento della percentuale di succo di frutta nelle bibite va a migliorare concretamente la qualità dell'alimentazione e a ridurre le spese sanitarie dovute alle malattie connesse all'obesità in forte aumento», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare
che «il prossimo passo verso la trasparenza è quello di rendere obbligatoria l'indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata nelle bevande per impedire di spacciare succhi concentrati importati da Paesi lontani come Made in Italy».

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