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ROCK

Bobby Solo: «Io, Cash, e una mano grande come una bistecca»


Tempo Libero
19 apr 2019, 07:00
Bobby Solo insieme ai BroadCash, stasera alla Latteria Molloy - © www.giornaledibrescia.it

Bobby Solo insieme ai BroadCash, stasera alla Latteria Molloy - © www.giornaledibrescia.it

È passato alla storia come il primo in Italia a usare il playback a Sanremo, con la favolosa «Una lacrima sul viso». Era il 1964, e il diciottenne Bobby Solo, nato a Roma come Roberto Satti da padre triestino e mamma giuliana, ammaliò il pubblico nonostante la laringite che gli costò la vittoria del Festival (poi raggiunta nel 1965, grazie a «Se piangi, se ridi»). In realtà, Bobby merita di essere ricordato anche per altro: una voce di morbido velluto; un repertorio articolato che spazia dalla ballata sentimentale al rock’n’roll, dal country al blues; una simpatia immediata che si esplicita nell’affabulazione fluente e nell’aneddoto graffiante.

Questa sera, il musicista si esibirà alla Latteria Molloy di Brescia insieme ai Broadcash (in via Ducos 2/b, alle 22, biglietti da euro 16,50; info su www.latteriamolloy.it) mettendo in vetrina i classici della leggenda americana Johnny Cash (scomparso nel 2003), a cui è talmente affezionato da aver inciso per l’etichetta Azzurra l’ellepì «Homemade Johnny Cash» nel 2004. Abbiamo intervistato, con grande piacere, Bobby Solo.

Roberto, perché un live dedicato a Cash, a quindici anni dalla pubblicazione del disco con cui lo omaggiò?
Perché Cash fu un musicista straordinario, da noi rimasto sconosciuto ai più fino a quando non uscì la sua biografia cinematografica («Walk The Line» di James Mangold, con Joaquin Phoenix, ndr). D’altronde il country non è nel dna degli italiani. Io ebbi la fortuna di approfondire la materia nei primi Anni ’60, quando acquistai in blocco 400 vinili della CBS, tra cui un’ottantina di 33 giri di country. I dischi li ho persi nei molti spostamenti e traslochi della mia vita, mentre la passione per il genere è rimasta immutata nel tempo.

Fa regolarmente concerti solisti. Quella con i Broadcash è una digressione?
Loro sono una band che suona questa musica da anni. Mi hanno convinto a una serata insieme: vista la risposta del pubblico, ne è seguita un’altra, e poi un’altra ancora. Abbiamo anche trovato un produttore che ha sposato l’idea: ora cerchiamo di capire se il progetto ha un futuro, come ci auguriamo.

Ha conosciuto personalmente Johnny Cash?
A fine anni ’60 Cash si esibì in Germania, in una base Nato vicino a Francoforte, insieme alla moglie June Carter e a Carl Perkins. Io, che avevo venduto due milioni e mezzo di dischi cantando in tedesco pur senza conoscere una parola della lingua, venni invitato ad assistere al concerto dal produttore locale. In camerino strinsi una mano grande come una bistecca a questo colosso, che si rivelò un gigante anche sul palco, spaziando tra soul, country e gospel.

Il nome d’arte Bobby Solo le restò appiccicato per l’errata trascrizione di una segretaria, ma le ha indubbiamente portato fortuna. Lo sceglierebbe anche oggi?
Perché no? È molto internazionale, ha funzionato bene, funziona tuttora. Nei suoi cassetti sono rimasti sogni musicali da realizzare? Mi piacerebbe realizzare un tributo a Tony Joe White (musicista statunitense dalla voce baritonale, scomparso da poco, ndr), che ha regalato meravigliose canzoni a Elvis Presley, Tom Jones, Tina Turner.

 

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