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Bob Dylan, nuovo album e tempesta di emozioni


Tempo Libero
5 set 2012, 12:20
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Inesauribile Bob Dylan. Esce martedì prossimo «Tempest», il 35° album da studio di Robert Allen Zimmerman, che abbiamo potuto ascoltare in anteprima e che, se Bob non dovesse misurarsi con se stesso, potrebbe tranquillamente essere definito un capolavoro.
Per chi non avesse sott'occhio il calendario, la pubblicazione coinciderà con l'11 Settembre. Ma il cantautore non guarda a questa ricorrenza (nonostante proprio nel giorno dell'attentato alle Torri Gemelle venne messo sul mercato il suo «Love And Theft») bensì ai cent'anni, in questo 2012, della tragedia del Titanic.

Al naufragio del transatlantico è dedicata la title-track, il che sembrerebbe anche smentire l'interpretazione - legata al richiamo alla Tempesta di Shakespeare (seppur senza articolo determinativo) - di un preannuncio di addio alle scene. Un brano di circa 14 minuti, con 45 versi e senza inciso, che - su una linea che rimanda ai motivi tradizionali irlandesi, avendo la stessa forza circolare di un classico - procede per immagini strazianti e qualche istantanea su gesti di coraggio (astenersi schettini), illuminando la scena anche con lampi di rinnovata arguzia, da delizia per esegeti e dylanologi (come l'evocazione di un Leo e di una Clio, in cui pare di scorgere DiCaprio, e così anche il Titanic di James Cameron è sistemato, e Cleopatra, ed ecco lo Shakespeare più spettacolare...).

È il Bob narratore, che torna sulle lunghe distanze (qui, ma anche altrove: come in «Narrow Way», scura e grintosa nella sua veste country-rock e blues presa in prestito da Muddy Waters, o in «Scarlet Town», esaltata dal banjo suonato lentamente da Donnie Herron), infischiandosene delle forme-canzone oggi codificate.
Eppure, per quanto i testi siano un'altra miniera, a colpire è il loro perfetto incastro con la parte sonora: non tanto o non solo per nuove frasi musicali memorabili («Pay In Blood» ad esempio rinnova con pochi accordi il miracolo compositivo del Settantunenne), quanto per singole intuizioni che nella loro semplicità e reiterazione fanno grande un pezzo (basti citare il giro che muove la formidabile ballad «Long And Wasted Years»).

Già con l'iniziale «Duquesne Whistle» (shuffle dixieland vecchio stampo, di quelli che mandano in sollucchero Woody Allen) e le cadenze - di quelle che venivano definite «da mattonella» - di «Soon After Midnight» si capisce che le cose filano per il verso giusto, rendendo giustizia a Jack Frost (lo stesso Bob quando indossa i panni del produttore) e rendendo merito al contributo dei musicisti, a cominciare da David Hidalgo dei Los Lobos.
Non solo: negli ultimi anni anche il nasal-gracchiante-strascicato Dylan non è mai stato così poco autocaricaturale..,
Un album siffatto non poteva non finire con un brano sopraffino e toccante: «Roll On John», dove John sta per Lennon. L'orazione di una Leggenda vivente ad un Mito scomparso, che mescola - dentro parole immaginifiche o da biografia - tanto citazioni da William Blake quanto le preghiere dei bambini. Perché l'arte, quando è vera, in fondo è sempre innocente.
Maurizio Matteotti

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