Strada facendo

Rocco di Torrepadula e quell'ideale ponte tra la Franciacorta e gli Usa

L’artista che vive in Franciacorta ha dato vita al progetto artistico «A Postcard for Floyd. A Blind Sight Story» per ricordare la morte di George Floyd
Giangiacomo Rocco di Torrepadula - © www.giornaledibrescia.it
Giangiacomo Rocco di Torrepadula - © www.giornaledibrescia.it
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Mi trovo in Franciacorta, tra le colline di Monticelli Brusati, dove vigneti e manifatture d'eccellenza convivono come in gran parte del territorio. Qui vive, per convinta scelta, Giangiacomo Rocco di Torrepadula, artista, già imprenditore e promotore di startup innovative in Italia e negli Stati Uniti. Da alcuni anni ha scelto di abbracciare la passione per l'arte, a lungo maturata attraverso la fotografia.

Dall'amore per l'arte a tutto tondo, insieme alla creatività e alla sua sensibilità, ha fra il resto inteso ricordare la morte di George Floyd, ucciso da un poliziotto bianco di Minneapolis che lo tenne a terra per nove minuti, soffocandolo con un ginocchio sul collo. Ricordare e soprattutto contribuire a far riflettere. Così ha preso vita «A Postcard for Floyd. A Cieco Sight Story», progetto che ha coinvolto centinaia di persone ed è sfociato in una mostra milanese e in un libro edito da Skira. Raccolgono circa 400 cartoline, piccole grandi opere d'arte dedicate a George Floyd e a ciò che la sua morte ha rappresentato, realizzate da persone comuni e nomi noti come Oliviero Toscani, Cristiana Capotondi, Gad Lerner, Carlo Verdelli, Riccardo Chailly, Giulio Cappellini, Italo e Margherita Rota, Maurizio De Giovanni.

Una delle cartoline realizzate per li progetto A Postcard for Floyd - Foto tratta da www.giangiacomorocco.com/a-postcard-for-floyd/
Una delle cartoline realizzate per li progetto A Postcard for Floyd - Foto tratta da www.giangiacomorocco.com/a-postcard-for-floyd/

Il progetto di Rocco di Torrepadula scaturisce artisticamente con la sequenza di fotografie di una candela, e al contempo da un'intima riflessione già in atto dell'autore che, scoprendosi con un atteggiamento inaspettatamente razzista in occasione di un incontro casuale con un homeless nero a San Francisco, ha deciso di iniziare un'indagine su se stesso.

«Chiariamolo subito: questo è un progetto che parte da uno spunto egoistico, per ritrovare la mia libertà. E non è un progetto per le persone nere, è per quelle come me, bianche (e italiane)», afferma l'artista nel suo testo introduttivo al libro. E ancora: «Esiste una strana malattia. Si chiama Blind Prospettiva. Accade quando la parte del cervello deputata alla decodifica del segnale visivo si lesiona e non riesce più a elaborare le informazioni che l'occhio continua a inviare. Si diventa ciechi, almeno in apparenza. Perché in realtà si mantiene una capacità visiva inconscia. La Blind Sight è una cecità mentale della coscienza». E Giangiacomo Rocco di Torrepadula con l'arte intende contribuire ad eliminarla.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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