Orzinuovi e la sua piazza, il cuore elegante di un borgo fortificato

Non so quante volte ho attraversato e ammirato piazza Vittorio Emanuele II di Orzinuovi, come sto di nuovo facendo ora. Le occasioni, professionali e libere, sono state tantissime e ogni volta eguale il piacere provato al cospetto di una delle più belle piazze della nostra provincia.
In particolare, per me, che di vivere in un paese, in una città con la piazza, luogo esteticamente pregevole e metafora di apertura e incontri, l’ho sempre solo potuto sognare, consegnato dagli eventi dapprima a un borgo sostanzialmente privo di una vera piazza quindi a un altro con un’algida piazza artificiale. Per quanto la sua irrituale forma rettangolare particolarmente allungata, la renda inusuale e difficilmente comparabile con altri spazi pubblici urbani con la stessa funzione, ha un fascino unico.
Forse ancor più intenso in un tardo pomeriggio nel quale danzano prendendosi la mano il fine inverno e l’inizio della primavera. Avvolta da una foschia che ce la consegna più misteriosa del solito, celando a tratti le sue trame ordinate e le facciate di abitazioni e attività commerciali affacciate sull’acciottolato che da secoli fa da tappeto ai passi e alle confidenze di donne e uomini che la percorrono e l’attraversano con continuità.
Osservando le strette arterie che dalla piazza si dipanano in maniera simmetrica sui due lati principali, insieme alla vicina Rocca, si percepisce il ruolo d’avamposto difensivo affidato a questo regolare e, appunto nel suo cuore urbano, elegante, nucleo abitato. Accadde allorquando gli Orzi, vecchi, sotto l’impulso della Serenissima, edificarono i nuovi Orzi con il precipuo scopo di elevare un bastione per contenere la potente Milano degli Sforza che, a un passo soltanto oltre il confine naturale segnato dal fiume Oglio, poteva contare sulla fortificata Soncino.
Come non ricordare il film «Il mestiere delle armi» del grande regista bergamasco Ermanno Olmi, in buona parte girato proprio nella Rocca sforzesca soncinese. La pellicola narra del condottiero Giovanni delle Bande Nere e delle guerre nella prima metà del XVI secolo. Raggiungo l’automobile per dirigermi nel cremasco. Attraversando il fiume Oglio, percependo la prossimità di Soncino e della sua Rocca sforzesca, riecheggia nella mente il titolo di una pubblicazione: «Rive rivali», del professor Ermete Rossi, storico e già sindaco di Soncino. Un’approfondita ricerca per approfondire la storia di questi territori, con emblematici richiami a Brescia, Cremona, Orzi, Soncino…mille anni di rivalità.
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