Strada facendo

«Mites terram possident»: il motto di Malegno, riflessione sulla violenza

Lo stemma ha anche ispirato un premio e la realizzazione di un murales: in questa fase storica andrebbe valorizzato
Il murales ispirato dal motto dello stemma di Malegno
Il murales ispirato dal motto dello stemma di Malegno
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Una sosta a Malegno, paese adagiato nella media Vallecamonica, porta d'accesso bresciana all'altopiano di Borno, e una visita al suo municipio, consente di osservare lo stemma del paese, inserito nel marmo del pavimento e il motto che lo caratterizza: «Mites terram possident».

La descrizione ufficiale parla di «Stemma di verde, all'iscrizione in lettere maiuscole d'oro “Mites terram possident”; al capo abbassato, campo di cielo, all'ovile in pietra, aperto, finestrato e murato di nero, tegolato con piode lapidee con l'apertura a destra da cui esce un agnello, il tutto al naturale». Nel 1971 la giunta comunale adottò liberamente tale stemma riprendendo un emblema scolpito sul portale di una residenza rinascimentale del paese, probabilmente relazionato alla presenza dell'ordine religioso degli Umiliati, che aveva come proprio simbolo un agnello pasquale. Un evidente richiamo alla terza delle otto beatitudini del Vangelo di Matteo: «Beati i miti perché avranno in eredità la terra» (Mt 5,5).

Il termine «mite» è da leggersi dolce, mansueto, gentile, privo di violenza. Nella Scrittura la parola mite indica anche colui che non ha proprietà terriere e fa riflettere che la terza beatitudine indichi che i miti «avranno in eredità la terra». Un motto, quello della stemma del comune di Malegno, che andrebbe valorizzato – come lo stesso paese affacciato sull'Oglio e solcato dal torrente Lanico ha fatto istituendo vent'anni fa l'omonimo premio per la solidarietà e la pace – in particolare in questa complicata fase storica nella quale, dalle nostre strade e piazze agli scenari planetari pare che la violenza prevalga, riproponendo schemi e comportamenti che ritenevamo consegnati a un passato lontano dalla nostra vita sociale.

Ma tant'è. «Mites terram possident» da alcuni anni è diventato anche un'opera che si può ammirare sul muro di Piazza Padre Zaccaria Casari, al cospetto della parrocchiale di Sant'Andrea. A realizzarla l'artista Gonzalo Borondo, autore di numerose opere pittoriche e installazioni di arte pubblica in: Australia, Brasile, Danimarca, Francia, Hawaii, India, Inghilterra, Italia, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Turchia, Ucraina, Usa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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