L’ex area Montecolino è una bella addormentata da risvegliare

Percorrendo da nord a sud la litoranea Sebina, tra Pilzone e Covelo, entrambe frazioni di Iseo, poco prima di affrontare il viale che conduce al cuore urbano iseano, si nota una vasta area dismessa che da oltre 40 anni appare come la bella addormentata. Si tratta dell’ex area Montecolino Spa, manifattura tessile chiusa nel 1983.
Per ragioni plurime le idee e i progetti immaginati per ridare vita a questo insediamento, che potrebbe conferire valore aggiunto al Sebino e alla Franciacorta, non si sono concretizzati. Un vero peccato e la conferma di quanto il tema della rigenerazione urbana risulti, ancor più che altrove, di particolare interesse per aree di pregio quali di certo sono Franciacorta e lago d’Iseo.
La convivenza tra il manifatturiero, l’artigianale, il commerciale da un lato e la produzione vinicola, agroalimentare, la ristorazione e l’ospitalità dall’altro deve e può essere realizzata anche grazie alla cerniera intelligente dell’urbanistica. Più in generale grazie alla rigenerazione delle aree dismesse, delle cascine cadenti, dei palazzi abbandonati alla loro vetustà.
Nemmeno si debbono dimenticare interventi di riqualificazione, in particolare su capannoni e strutture produttive, orientati all’abbellimento estetico e alla compatibilità con la bellezza dell’ambiente circostante. Ricordando che il territorio in esame necessita di spazi polifunzionali collettivi e di strutture destinate all’ospitalità turistiche con standard adeguati all’immagine glamour che la regione offre all’esterno.
A maggior ragione sarebbe un grande risultato per l’intero territorio se il progetto di rigenerazione dell’ex Montecolino, commissionato dalla Fondazione Liliana e Michele Bettoni, proprietaria dell’area, allo studio Stefano Boeri Architetti, trovasse compimento. Proprio perché l’obiettivo primario è quello trasformare le testimonianze storiche in «nuovi luoghi di produzione culturale, aggregazione sociale e valorizzazione territoriale, stabilendo un forte dialogo tra il nuovo e l’esistente, con particolare attenzione al recupero e alla riconversione dei siti di archeologia industriale».
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