Il ricordo di Gino Medici, incisore di Ome

Mi trovo nella piazza di Ome e l'incontro con un conoscente apre squarci di memoria su una figura artistica ricordata con stima: Francesco Medici, per tutti Gino, classe 1924, scomparso a metà del 2021. Lo scorso anno il chiostro di San Francesco a Brescia ospitò una mostra delle sue opere dedicate al Santo di Assisi, a 100 anni dalla nascita dell'artista e 800 dalla composizione del Cantico delle Creature.
Pensiero artistico
Medici è stato uno di quei talenti silenziosi che hanno saputo dare forma all'identità di un territorio senza mai Cercare riflettori. Le sue incisioni parlano ancora oggi con la forza pacata e silenziosa del metallo che plasmava con immensa creatività. Un linguaggio essenziale, capace di restituire dignità al gesto artigiano e, allo stesso tempo, profondità al pensiero artistico. Gino non era un personaggio da Palcoscenico; era un uomo semplice, capace di modellare figure che sembravano emergere da un passato arcaico e insieme contemporaneo.
La comunità di Ome lo ha sempre percepito come un riferimento, un custode della memoria materiale del paese. Tra coloro che lo hanno conosciuto più da vicino c'è Rino Maiolini, ex sindaco di Ome, che lo ricorda come un artista vero e un uomo generoso.
Oggi, ripensando all'opera di Gino di Ome, resta la traccia concreta di un percorso umano prima ancora che artistico. Le sue creazioni non vogliono stupire: Vogliono restare. E nel farlo, conservano l'impronta di un uomo che alla comunità ha dato molto più di quanto abbia mai chiesto.
Arte
Era considerato il decano degli incisori bresciani e il fondatore della moderna scuola incisoria italiana. Nato da una famiglia di scalpellini lapidei che incidevano le lapidi cimiteriali, visse l'esperienza, in età adolescenziale, di operaio alla Breda, dimostrando la sua innata straordinaria capacità. Internato durante la guerra in Germania, raccontava che si era salvato incidendo anelli e fibbie per le guardie tedesche con attrezzi che si era costruito a mano da solo. Nella storia dell'arte dell'incisione bresciana il suo nome resta profondamente legato alle incisioni create per la doppietta Imperiale Montecarlo Extra di Franchi. Nel 1955 realizzò l'incisione K2, così chiamata per onorare la conquista della cima sino ad allora inviolata, raggiunta l'anno prima dalla spedizione guidata da Ardito Desio.
Nel tempo si sarebbe dedicato alla creazione di gioielli e di medaglie d'oro, alcune realizzate per il Vaticano. Un'arte, la sua, che ha contribuito a conferire valore e prestigio anche a molti fucili italiani di alta fascia.
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