Giacomo Agostini, campione e mito inossidabile

Poche sere fa, sull'ottimo Sky Documentaries, ho gustato il bel documentario «Ago. Prima di tutti». Diretto da Giangiacomo De Stefano, il film ripercorre la storia del più grande pilota della storia del Motomondiale, 123 vittorie e 15 titoli iridati, il bresciano Giacomo Agostini.
Nella classe 500 ha conquistato otto Mondiali con 68 vittorie. Nella 350, 7 titoli iridati e 54 successi. Insieme a Mike Hailwood è il pilota che ha vinto più gare nello stesso anno. Nessuno è stato come lui. Nessun motociclista ha mai raggiunto i suoi record.
All'emozione e ai tanti ricordi di immagini televisive in bianco e nero di bambino appassionato e super tifoso del grandissimo Ago s'è aggiunto un velo di tristezza, un profondo rammarico, ripensando a quel maledetto refuso che neppure il bravo correttore di bozze al quale avevo sottoposto il testo riuscì a scorgere e a segnalare prima che le rotative trasferissero le parole, elaborate con uno dei primi computer degli anni Novanta, sulle pagine del mio libro «Malegno – Borno. La Millemiglia delle corse in salita».
Nel testo, per un banale quanto deprecabile errore di trascrizione, del quale naturalmente mi assumo tutta la responsabilità, scrivevo che: «Il cinquantunenne (oggi prossimo agli 83 anni, ndr) centauro, quattordici volte Campione del Mondo, sette titoli conquistati nella classe 500 con la MV Agusta e sette nella 350, dei quali sei sempre con la MV Agusta e l'ultimo, 1974, in sella alla giapponese Yamaha».
In realtà i titoli in sella a una 500 furono otto, l'ultimo nel 1975 al volante di una Yamaha, per cui 15 in totale e non 14. Mi scuso pubblicamente con il pluricampione per quell'imperdonabile refuso, che in parte vanificò il mio desiderio di rendere omaggio al campione camuno, iniziando il racconto di una corsa automobilistica parlando di un protagonista delle due ruote, in quanto il mito sportivo è legato al percorso che unisce Malegno a Borno.

Agostini partecipò, infatti, a un particolare motoraduno svoltosi proprio sulla carrozzabile di Borno e nel paese stesso. Quel che sorprende è che l'episodio risale al 1953, quando Agostini aveva 11 anni. Più volte, sia pur con sfumature e contorni avvolti dalla nebbia e dalle incertezze del tempo, ebbi occasione di sentir parlare di tale aneddoto. Apprestandomi a scrivere il libro sulla meravigliosa corsa in salita, verificai con il diretto interessato, raggiunto a Treviolo, un pugno di chilometri da Bergamo, nella sede del Cagiva Team, allora attivamente gestito da Ago, che così mi confermò l'accaduto. «È vero, si trattava di una gara promozionale, un motoraduno a Borno con partenza da Malegno. Stocchetti di Cividate mi mise a disposizione un Airone 250 Guzzi, fu il massimo per me, appassionato di motociclette. Lungo la salita tutto andò bene, i problemi si presentarono al momento di fermarmi: non riuscivo a toccare terra e a sostenere la moto, continuavo a girare nella piazza del paese». E a corredo del testo pubblicai una foto che pure qui potete osservare, che immortalava il giovanissimo centauro.
Intervenne un carabiniere a sorreggere il futuro asso motociclistico, almeno finché non sopraggiunse Stocchetti. Quest'ultimo mi raccontò della grande, sconfinata, passione che sin dalla tenera età il futuro campione manifestava per le motociclette: «Non si può spiegare, bisognava vedere gli occhi colmi di desiderio di quel ragazzo, io feci il possibile, come in quell'occasione, per aiutarlo. Evidentemente era destino». Già, doveva diventare Giacomo Agostini.
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