Breno, le emozioni regalate dagli affreschi del Romanino

A Breno, orgoglioso borgo per decenni riferimento principe della Vallecamonica, torno, fra il resto, per riammirare le opere del Romanino che impreziosiscono la chiesa di Sant'Antonio. La consapevolezza del suo valore è forte, qui come altrove. Tanto che suscitarono l'appassionata ammirazione di Pier Paolo Pasolini. L'intellettuale approfondì la figura dell'artista e ne discute con Padre Ernesto Balducci, Renato Guttuso e Guido Piovene, in un convegno ospitato a Brescia, nel 1965, dal titolo «L'arte del Romanino e il nostro tempo».
La tecnica
Una visita alla chiesa adagiata nel cuore di Breno regala sempre emozioni nuove. Avvicinandoci agli affreschi si comprende quanto sia coinvolgente la tecnica del Romanino. Tecnica e colori che, secondo alcuni critici, farebbero pensare «ad una destinazione bassa e popolare del ciclo di Breno», come scriveva Vincenzo Gheroldi nella pubblicazione «Romanino in Sant'Antonio un Breno».

L'autore sottolinea la qualità e la rilevanza dell'opera dell'artista, scrivendo, tra il resto: «Gli esiti di Romanino a Pisogne sono stati probabilmente l'esempio che ha convinto gli acquirenti di Breno. Fra le due imprese, geograficamente vicine, non passano molti anni. Ed è verosimile che i clienti di Breno abbiano esaminato con particolare attenzione le pareti dipinte della chiesa di Santa Maria della Neve a Pisogne, che allo stesso tempo costituivano una testimonianza importante ed un esempio della pittura murale del Romanino».
Capacità
Una pittura, come ebbe modo di affermare il professor Bruno Passamani, quand'era direttore dei musei bresciani, che testimonia anche la magistrale capacità del Romanino, non solo di dipingere, ma pure di scegliere gli spazi, di orchestrare l'intera trama della scena. Girolamo Romanino possedeva anche la straordinaria capacità di dipingere di getto, senza i disegni preparatori che generalmente precedevano gli affreschi.
Il recupero degli affreschi brenesi, avvenuto agli inizi degli Anni Novanta del secolo scorso, e ripreso nel 2020 – grazie al contributo di Ines De Giuli, in memoria dei genitori, Gianni, storico presidente degli Alpini camuni, e Virginia – si è dimostrato un'operazione di particolare rilevanza. Una visita alla Chiesa di Sant'Antonio Abate, con radici nel 1300, restituisce bellezza e, come detto, Emozioni.
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