Anna Danesi: «Mai stese dalle batoste, siamo indistruttibili»

Nella zona mista la capitana è la più richiesta dalle tv, ma anche l’unica atleta a presentarsi di fronte alla stampa internazionale. Aspettando l’arrivo di Velasco, Anna Danesi risponde alle domande di marca bresciana.
Anna, si aspettava i tre ori di Roncadelle?
«In realtà no, perché visto come erano andate le ultime Olimpiadi era meglio non sbilanciarsi alla vigilia. In cuor mio ci speravo, ma adesso non mi sembra vero. Ma ci pensate? Siamo una realtà di 9mila abitanti e abbiamo tre olimpionici. Nel medagliere dei Giochi Roncadelle sarebbe ventinovesima».
Ha avuto modo di sentire De Gennaro e Bellandi?
«Durante i Giochi no. Giovanni lo conosco da Rio, Alice non la conosco ancora. Ma di sicuro ci vedremo presto».
Ha percepito l’affetto dei suoi compaesani durante questi giorni olimpici?
«So che hanno scritto a mio papà, io invece non ho guardato tanto il telefono. Ho centinaia di messaggi senza risposta».
Che programmi ha per il ritorno in Italia?
«Mi concederò qualche giorno di stacco sul lago di Garda e sarò molto felice di rivedere il mio nipotino che verrà dalla Danimarca. Stare con lui, che non vedo da tempo, sarà bellissimo».
A chi dedica questa medaglia?
«Alla mia famiglia, ai miei nonni che non ci sono più, al mio fidanzato, alla famiglia del mio fidanzato, a tutti gli allenatori che ho avuto da quando sono piccola e a tutte le compagne, perché senza di loro non avrei potuto realizzare il mio sogno».
Cosa significa vincere da capitana?
«È bello, perché è stato un ruolo speciale, giunto al termine di un percorso iniziato nel 2018. È stato come aver scritto il capitolo finale di un libro in maniera magica».
Cosa si prova a conquistare il primo oro olimpico del volley azzurro?
«Sono felice, perché oggi abbiamo scritto la storia, meritando quanto raccolto. Abbiamo lavorato duramente per sei anni e qui abbiamo realizzato il sogno».
Cosa vi aveva detto Velasco alla vigilia?
«Il nostro mantra è stato "Qui e ora", qualcosa che non riesco a descrivere in breve. Semplicemente ci ha detto di goderci tutte le emozioni che ci stavano arrivando addosso in questo preciso momento. Penso che mi porterò dietro questa mentalità per tutta la vita».
Cosa avete fatto di originale durante il percorso a cinque cerchi?
«Una cosa nuova sono state delle brevi riunioni tra noi giocatrici prima di ogni partita. C’eravamo messe d’accordo prima di partire per evitare di ripetere gli errori dei campionati precedenti, quando forse eravamo troppo focalizzati sulla finale. Adesso abbiamo preferito concentrarci su una partita alla volta».
Quale aggettivo userebbe per definire questa squadra?
«Indistruttibile. In sei anni abbiamo preso tante batoste che qui si sono trasformate in oro. Se non fossimo passate da queste difficoltà, non avremmo vinto».
Perché si è scambiata la medaglia con Myriam Silla?
«Lei è stata la mia prima compagna di camera a 13 anni. È sempre stata una persona presente nel mio percorso pallavolistico e mi sembrava giusto che io avessi la sua medaglia e lei la mia. Così abbiamo coronato il nostro percorso, tante sofferenze trasformatesi in gioia».
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