Prima le lacrime, quando gli hanno annunciato che per l’infortunio di Iachizzi in panchina sarebbe andato lui. Poi la voglia di lasciare un segno: «Cavolo, è un occasione unica, o la va o la spacca…», ha confessato di aver pensato Alessandro Izekor quando i tecnici ieri all’Olimpico a un quarto d’ora dalla fine della sfida tra Italia e Inghilterra nel Sei Nazioni gli hanno detto che toccava a lui.
Le lacrime le aveva versate in albergo, racconta, ripensando alla strada percorsa e a quanto il rugby aveva significato per lui: le prime sgambate sul campo del Brescia, poi a Ospitaletto, a Calvisano, infine a Treviso. Ai sacrifici per andarsi ad allenare, in bicicletta, fino all’Invernici da via Chiusure. Qualche volta, quando lo superava la macchina di un compagno di squadra, si attaccava al finestrino e si faceva trainare. «Mi sono detto che ne era valsa la pensa, una strada lunga, e adesso spero che questo sia solo l’inizio, non mi posso fermare qui».



