Rugby

Izekor: «A Treviso voglio far vedere quanto valgo davvero»

Gianluca Barca
Il bresciano in forza al Benetton racconta dell’esperienza a Treviso e di quella nel Sei Nazioni
AA

Da «gnari» a «fioi». Il percorso sportivo di Alessandro Izekor si è sviluppato tutto tra questi due termini gergali. «Gnari» a Brescia, dove ha cominciato a giocare, e poi a Calvisano dove il mondo del rugby si è accorto di lui. «Fioi» a Treviso, la squadra cui è approdato nel 2022 e alla quale ha legato le sue sorti per le prossime quattro stagioni, rinnovando il contratto fino al 2028.

«Un bell’atto di fiducia nei miei confronti da parte del club – dice –. Per me, la possibilità di poter lavorare con tranquillità per le prossime quattro stagioni». Obiettivo? «Far vedere quanto valgo davvero, perché – lo posso dire? – finora di Izekor non avete visto niente. Il meglio deve ancora venire».

Ventiquattro anni, 1.96 di altezza per 110 chili, a febbraio Alessandro ha esordito nel Sei Nazioni: in campo nel finale di partita contro l’Inghilterra, titolare una settimana più tardi contro l’Irlanda a Dublino. Due settimane fa la meta all’ultimo secondo contro il Connacht per tenere vive le speranze Benetton di accedere ai play off dello United Rugby Championship. Del rinnovo del contratto si è detto sopra. Un momento d’oro che lui assapora con cautela: ragazzo misurato nelle parole, niente a che vedere con la sua esuberanza fisica.

Cominciamo dal Sei Nazioni: in campo nelle prime due partite, poi nel gruppo, ma in tribuna, nelle tre che, almeno per l’Italia, hanno fatto la storia del torneo: un pareggio e due vittorie.

Alessandro, il suo bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?

«Non è pieno del tutto, ma non mi posso lamentare, era la mia prima avventura con la nazionale maggiore. C’è gente che era lì da prima e non ha giocato nemmeno un minuto. Sarei un ipocrita se dicessi che non sono contento. Dopo le prime due partite, gli allenatori mi hanno spiegato le scelte, mi hanno detto che c’era gente di maggior esperienza, o che era più in forma di me. Nessun problema, continuerò a lavorare per crescere».

Invece nel Benetton, praticamente con gli stessi compagni di Nazionale, Bortolami a lei non rinuncia quasi mai.

«Perché a Treviso ho avuto tempo di assorbire con più calma meccanismi e strutture. L’anno scorso, la mia prima stagione in biancoverde, ho disputato una decina di partite, ma solo quattro da titolare. Quest’anno, che sono più dentro gli schemi (fin qui 16 partite, 13 dal primo minuto, ndr), le cose mi vengono più facili».

Come la meta al Connacht, all’ultimo minuto...

«Ma io non ho avevo pensato minimamente a quanto mancava alla fine e che quella poteva essere l’ultima occasione; avrei finito per mettermi addosso un sacco di pressione. Io in campo cerco di fare le cose che so fare, quelle che abbiamo preparato tutti insieme, senza pensare “cavolo” manca un minuto, cinque o dieci”».

In un momento come quello che sta vivendo, si sente ottimista?

«Più che ottimista, realista. Mi piace essere ottimista se ci sono le condizioni per esserlo, non voglio farmi illusioni, né pensare troppo in grande, preferisco stare con i piedi per terra».

Come si vede tra vent’anni?

«(ride) Mi piacerebbe diventare preparatore atletico, spronare gli altri a fare di più».

A Treviso la riconoscono per strada?

«Ogni tanto sì, qui c’è molta passione per il rugby. Mi piacerebbe che un giorno fosse così anche a Brescia».

Quanto c’è in lei ancora di bresciano?

«Beh, l’accento lo sentite anche voi... E poi Brescia è la mia città, ci sono i miei amici, la mia famiglia (il fratello Samuel, più giovane, gioca nel Calvisano, ndr), la mia compagna Laura è bresciana, a Brescia veniamo spesso, tutti e due”».

Avete deciso di prendere casa insieme, come è la convivenza?

«Non mi posso lamentare, lei è molto comprensiva delle esigenze di uno sportivo professionista: gli allenamenti, le trasferte, i tempi di recupero. Lo dico per esperienza personale, perché non tutte sanno accettare situazioni così».

Chi cucina?

«Più lei, ma io faccio un fantastico pollo al curry, ho studiato bene le ricette e viene proprio buono».

Andrà un giorno a conoscere la Nigeria, il paese di origine dei sui genitori?

«Penso di sì, mia madre sta mettendo su casa, appena noi ragazzi saremo sistemati in modo definitivo, andrà lì a godersi la pensione. Sarà un’occasione per andarla a trovare».  

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Sport

Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.