Damien Mori cresce: da Calvisano sogna Lomu e guarda a Izekor

Il classe 2006 che milita nel Calvisano è andato a segno per la prima volta in serie A: «Giocare? Mi diverte»
Gianluca Barca
Damien Mori del Calvisano - Foto Ezio Patti
Damien Mori del Calvisano - Foto Ezio Patti

Jonah Lomu nei sogni, Alessandro Izekor come riferimento più vicino. Damien Mori, classe 2006, diciotto anni compiuti lo scorso primo agosto, domenica scorsa, alla terza presenza in prima squadra, contro il Monferrato ha messo a segno la sua prima meta in serie A: percussione per linee dirette, accelerazione in velocità, gli avversari lasciati ad afferrare l’aria.

Una meta «alla Lomu». Ride: «Non mi permetterei mai di paragonarmi a lui, del quale purtroppo ho potuto vedere solo dei filmati (Lomu è morto nel 2015, ndr), faceva cose incredibili. Però, fatte le debite proporzioni, sì, anche la mia è stata una meta di potenza, di corsa con la palla in mano».

La sua storia

Nato ad Asola, cresciuto a Remedello di Sopra, Damien come Izekor ha geni nigeriani, quelli dalla mamma Ivy. E come Izekor ha doti atletiche straordinarie.

Le certifica Cristiano Durante che, nell’arco di quasi un ventennio, ha visto passare in giallonero giocatori di ogni categoria: «Mori, dal punto di vista atletico, è sicuramente il prospetto migliore degli ultimi anni – dice -: è forte fisicamente, ha potenza e velocità nel breve, ha ottimi riscontri in palestra, è un ragazzo serio e non ha paura di lavorare».

Il paragone con Izekor: «Damien è un po’ più basso (1.88 contro l’1.96 del giocatore del Benetton, ndr) e questo gli regala un po’ più di rapidità nel breve, mentre Ale ha quella falcata che impressiona quando è lanciato in corsa. Ma anche Mori (115 kg, ndr) domenica mi ha sorpreso, per la sua capacità elusiva, le sue belle progressioni».

Studente di liceo scientifico ad Asola, opzione Scienze applicate, il numero 8 e flanker del Calvisano, cresciuto nel Rugby del Chiese è di casa al San Michele da un paio di stagioni. L’anno scorso peraltro, a Milano, in un match con la U18 riportò la frattura dello zigomo e fu necessaria un’operazione. «Ma non ci penso più, è una cosa dimenticata – dice –, sono rientrato più forte di prima».

Caratteristiche tecniche 

«La genetica mi ha regalato forza e velocità – racconta – da ragazzino ero il doppio degli altri e quindi correre e fare meta era abbastanza facile. Adesso che gioco con gli adulti non devo solo migliorare la tecnica, ma anche capire meglio il gioco, il posizionamento in campo, insomma la strada è lunga. Ma il rugby mi piace è stata la scelta migliore che potevo fare, mi diverto. Mi diverto con la palla in mano e anche a placcare. Non ho paura se c’è da lottare».

Ancora niente patente, quindi all’allenamento lo accompagna il papà Romeo, o ci va in treno. «Mio padre mi segue, mamma, come tutte, si preoccupa che non mi faccia male». In famiglia c’è anche la sorella più piccola Annabelle, 16 anni. Dove può arrivare un ragazzo con queste caratteristiche speciali?

Sacrifici e scuola

«Non so – riflette –, se c’è una chance di andare avanti sono pronto a qualunque sacrificio. Ma non rinuncerò a studiare. A giugno farò la maturità, poi voglio iscrivermi all’università, per avere un titolo e un futuro. Magari Biotecnologie, mi piacciono le scienze, o Ingegneria gestionale. Ho ancora un po’ di tempo per pensarci».

Nel frattempo Damien insegue i rimbalzi dispettosi del pallone ovale: tra libri e allenamenti non c’è tempo per tante altre distrazioni. «No, la morosa ancora no – confessa –, esco poco, la sera arrivo stanco, sto a casa e mi riposo». La potenza è nulla senza il controllo, diceva quella pubblicità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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