Neve, freddo, polemiche. Questo lo scenario in cui Nairo Quintana, martedì 26 maggio, ha vinto la sedicesima tappa del Giro d’Italia, la pesantissima Ponte di Legno-Val Martello, lunga 139 chilometri e caratterizzata dalle massacranti salite sul Passo Gavia e sullo Stelvio, accompagnate da una temperatura vicina allo zero e da una fitta nevicata. Il 24enne colombiano della Movistar ha preceduto sul traguardo il canadese Ryder Hesjedal (Garmin-Sharp) di 8’’.
Quintana adesso è Il nuovo re del Giro: indosserà da mercoledì la maglia rosa, fino a oggi sulle spalle del colombiano dal passato bresciano Rigoberto Uran Uran (Omega), giunto a 3’40’’ dal vincitore e distaccato ora da lui di ben 1’41’’. Notevoli le altre distanze nella classifica generale: Cadel Evans è ora terzo a 3’21’’, Pierre Rolland (terzo in questa tappa) è quarto a 3’26’’, Rafal Majka è quinto a 3’ 28’’. Bene gli italiani Domenico Pozzovivo (AG2R La Mondial) e Fabio Aru (Astana), giunti all’arrivo rispettivamente in quinta e in sesta posizione e adesso sesto (Aru) e settimo (Pozzovivo) nel ranking complessivo della corsa.
E le polemiche? Protagoniste della frazione sono state le «safety bike» (moto con bandiere rosse), usate in discesa per contenere gli attacchi, a scopo precauzionale. Nell’occhio del ciclone le comunicazioni di «radio corsa» in merito proprio alle motociclette, fraintese da alcuni corridori e da alcune ammiraglie, che pensavano a neutralizzazioni dei distacchi nella discesa seguente al Gran Premio della Montagna posizionato sullo Stelvio. Quintana, infatti, ha iniziato la brillante azione nella discussa discesa, avvantaggiandosi su coloro i quali avevano invece frenato.


