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Maurizio Gatti, il maestro del ping pong che scopre le «stelline»

Allena ed ha visto crescere le atlete più promettenti di un movimento che lascia molto spazio alle straniere
Gatti con le sue Azzurre - © www.giornaledibrescia.it
Gatti con le sue Azzurre - © www.giornaledibrescia.it
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L’unica partita dei play off cui Maurizio Gatti ha potuto assistere quest’anno è  la sola che si è giocata, la finale scudetto. Il titolo è stato assegnato in gara secca al termine di un campionato con sei squadre, composto per la maggior parte da straniere, conclusosi in pochi mesi.  Se i ct degli sport più noti possono attingere da un parco atleti molto vasto, chi è commissionario tecnico della Nazionale femminile di tennistavolo cammina, invece, in un deserto da cui deve essere abile a estrarre le poche gemme.

È quello che è riuscito a fare negli ultimi anni uno dei più grandi allenatori di questo sport, dopo essere partito dalla sua Valcamonica, facendone un polo di attrazione nazionale per gli appassionati della disciplina.

Grazie alla sua passione il Comune di Angolo Terme ha destinato al tennistavolo una palestra fissa per 365 giorni l’anno, 24 ore su 24. Nella sua Bienno, poi, Maurizio ha aperto da solo a sue spese un’altra struttura  in cui bambine e bambini possono avvicinarsi gratuitamente alla disciplina. Il resto dell’anno, Gatti lo passa all’estero con le azzurre, convinto che solo le esperienze internazionali possano far crescere il movimento. A costo di rimediare batoste. Ma si possono ottenere anche autentiche imprese, come quella di aver portato la Nazionale, dopo due anni di infernali eliminatorie, agli Europei del 2019. «Fondamentale anche il lavoro degli allenatori dei club - chiarisce il ct azzurro -.  Hanno sotto gli occhi le atlete e le fanno crescere. Io devo solo metterle in condizione di rendere al meglio quando ci sono le competizioni della Nazionale. Non credo che avere la tuta di ct debba farti sentire migliore degli altri, semmai aumenta le responsabilità».

Entrato nel giro delle nazionali già una ventina di anni fa quando si occupava del settore giovanile, Gatti ha visto crescere le atlete più promettenti e  molte sono passate dal Tennis club Vallecamonica, di cui è stato tra i fondatori. Come Debora Vivarelli, il nostro fiore più pregiato, adesso all’Appiano, e tesserata per l’Esercito, qualificatasi alla prossima Olimpiade. Oppure Jamila Laurenti, classe 2002, punto fermo della Nazionale, ora in Polizia e in A1 con il Cortemaggiore.

Scoperta. Quando domenica 23 maggio Gatti è venuto a Castelgoffredo per la finale scudetto poi vinta dalla squadra di casa contro la Bagnolese (altra mantovana)  ha potuto rivedere in azione un’altra ragazza passata dal Vallecamonica,  Veronica Mosconi - tesserata per la squadra ospite - una tra le poche italiane della sfida. E si è entusiasmato alla fine, quando è entrata anche la classe 2005 Nicole Marlia, una in cui il ct azzurro crede molto. Pepite da scovare in un torneo che ha visto in campo solo 14 atlete italiane, 6 delle quali hanno giocato almeno 10 partite.

«Il nostro campionato è poco allenante - lamenta  il ct -. Comprensibile che  Giorgia Piccolin, per me destinata a entrare fra le prime 50 al mondo, ora viva e si alleni a Parigi assieme al compagno Niagol Stoyanov, azzurro anche lui del tennistavolo, e giochi nel campionato tedesco». Gatti la segue a distanza, grazie all’aiuto della tecnologia, così come ha fatto con le altre atlete durante il lockdown, grazie al piano di lavoro organizzato dal preparatore atletico Massimo Oliveri.  Sono gli ultimi giorni, fra poche settimane lo aspetta una vita più tranquilla. Il mandato assegnatogli nel 2016 in scadenza a fine giugno 2021 non sarà rinnovato. «Lascerò la Nazionale. Lo faccio con la serenità di avere dato il meglio. È stato un quinquennio logorante, che mi ha visto poco a casa. Offerte non  mancano, però vorrei tornare a fare quello che più mi piace, avviare i giovani a questo meraviglioso sport».

Sarà difficile rinunciare a un uomo stimatissimo dall’ambiente, che gli fu molto vicino nell’ottobre 2018, quando il ct perse l’adorata moglie Susy, compagna di vita per 40 anni. Sconvolto, Maurizio lasciò il ritiro  in Sardegna  prima della partita con l’Olanda. Con le lacrime agli occhi, le sue ragazze non riuscirono a vincere neppure un match. Il mondo del tennistavolo dimostrò calore e riconoscenza. «Grazie allo sport sono riuscito a ripartire - ammette commosso - anche se il dolore non si estingue mai».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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