«Lo show non sia a scapito dell’atleta»

Per uno sportivo l’Olimpiade è il raggiungimento di un sogno. È un punto di arrivo, se poi torni con due «gadget» d’oro come successo a me a Sidney 2000 è chiaro che assume un significato diverso. È un’esperienza difficile da raccontare, bisognerebbe viverla da dentro per capire cosa succede. È una realtà parallela rispetto alla vita di tutti i giorni, una botta di adrenalina. È un grande spettacolo, poi è chiaro che non deve mai andare a discapito degli attori principali, che rimangono gli atleti.
Penso anche alle polemiche sul villaggio olimpico. Tanto di cappello se questa Olimpiade è stata all’insegno dell’ecosostenibilità, ma se poi sono stati acquistati condizionatori da mettere nelle stanze, dove va a finire il pensiero «green»? Dormire bene e mangiare bene è alla base di chi fa il professionista in qualsiasi sport.
Infatti mi risulta che il francese Marchand, sia andato a dormire in hotel, come i giocatori del Dream Team Usa di basket. Credo ci siano state disattenzioni nell’organizzazione, poi è pur vero che bisogna adattarsi: noi a Sidney dormivano in un container. Di notte si spegneva la stufetta per il rischio incendio e di giorno c’era un caldo incredibile. Sono passati 24 anni, è vero, ma nessuno si è mai lamentato.
Ciò che andava bene, ora non si concilia più con il taglio professionistico dello sport, che pur stona con lo spirito olimpico.
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