Lancini, dai gol alla fabbrica: «Ho aperto gli occhi sulla vita»

Minuto 89: Citro salta Arcari allargandosi sulla destra e piazza il tiro-cross verso la porta sguarnita, sbuca come un treno Nicola Lancini in scivolata a murare palla mettendola in angolo! Sono passati quattro anni da quel salvataggio all’ultimo minuto dell’ultima giornata che consentì al Brescia di Gigi Cagni di completare la remuntada salvezza grazie al 2-1 sul Trapani. Quattro anni che hanno cambiato la storia recente delle rondinelle, ma che hanno rivoluzionato quella di Lancini, originario di Chiari, classe 1994, tanto da fargli decidere verso fine dello scorso anno di passare dal campo alla fabbrica.
Quasi due mesi di lavoro da operaio in un’azienda bergamasca che opera nel campo dell’assemblaggio delle valvole per il gas: «Mi stavo allenando la sera con il Real Calepina, squadra di serie D vicino a casa, per mantenermi in forma in attesa di chiamate. Che non arrivavano. Dovevo fare qualcosa, anche per guadagnare due soldi. E così, grazie a varie agenzie interinali alle quali mi ero nel frattempo iscritto, ecco l’opportunità di un lavoro che non fosse legato al calcio». Per «Lancio», si apre un mondo nuovo: «Un mondo che non conoscevo, ma che mi ha fatto aprire gli occhi sulla vita reale, facendomi capire la fortuna che si ha nel fare il calciatore. E mi ha fatto anche imparare molte cose nuove, sia lavorative, sia nelle dinamiche di vita, che nel rapporto con gli altri».
Con la sveglia che suonava molto prima rispetto a quando era l’ora di indossare gli scarpini: «Mi alzavo alle 6 di mattina, lavoravo otto ore e poi, quando uscivo, andavo ad allenarmi. Mi restava il tempo di andare a letto perché ero stanco morto...». Dopo la breve esperienza post Brescia alla Virtus Verona, il ritorno nel calcio a Fermo, nel novembre del 2019: «Ho chiamato io il direttore sportivo della Fermana che, conoscendomi come giocatore, mi ha dato la possibilità di fare un breve periodo di prova con la squadra per poi esserne integrato. A parte la prima, le ho giocate poi tutte illudendomi che fossi rientrato nel giro. Fino all’arrivo della pandemia. Ed eccomi di nuovo svincolato, con oltretutto il fatto di essere un over per la serie C e quindi, per il mio ruolo di terzino dove vengono lanciati molti giovani che le varie squadre devono schierare, con difficoltà maggiori a trovare spazio».
E così, ecco il battesimo da operaio, ma avendo sempre la speranza che il mondo del pallone non si fosse dimenticato di lui: «Tramite ex compagni ho contattato il Mestre di D. Dopo una ventina di giorni lì, ho trovato alla fine di una seduta, molte chiamate sul mio cellulare. Era il direttore della Cavese per un contratto. Così, sono passato nell’arco di 3 anni dalla serie B alla fabbrica e poi, nell’arco di sei mesi, dalla fabbrica a ritrovare il calcio in C». Ma la retrocessione dei campani fa saltare il rinnovo e l’ex rondinella si ritrova ora ancora svincolato. E al punto di partenza: «Ho cambiato da poco procuratori, più esperti: spero che mi aiutino, senza che debba pensarci ancora io a trovare una sistemazione nel calcio. Altrimenti? Beh, non resterò con le mani in mano». Già, la fabbrica. Senza più paura. Come quella scivolata che la scacciò ad un minuto dalla fine.
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