La sfida di Cristina Bresciani, in Maddalena palleggiando per il medico che l'ha salvata

Anche se la vita lascia presto soli, non lo si è del tutto se la propria famiglia diventa il mondo. È quanto conferma la storia di Cristina Bresciani, classe 1974 di sant'Eufemia, virtuosa del pallone che è capace di non far cadere a terra per ore grazie a una confidenza acquisita fin da piccola. «Tutto nacque da un vero e proprio furto - scherza oggi -, perché al campeggio mi impossessai di una palla che non era mia. I genitori mi imposero di restituirla, piansi di rabbia per due giorni al punto che i miei furono costretti a comprarmela nuova».
Da allora non ha più mollato il pallone, conquistata dalle mille possibilità offerte da uno strumento che non si lascia facilmente addomesticare, un po’ come lei. «Ero selvatica, una vera e propria monellaccia, giocavo in strada con i maschi per ore partite interminabili e poi tornavo ad allenarmi da sola, magari contro il muro, per migliorare la tecnica».
Le sfide
Dopo la serenità dell’infanzia, il dramma vissuto a 18 anni con la perdita della mamma prima e del papà dopo, a distanza di pochissimo tempo. Di colpo, davanti a Cristina il vuoto assoluto, colmato grazie a un carattere straordinario e a una travolgente simpatia che l’hanno portata a trovare tantissimi amici. Il più grande di tutti è rimasto il pallone, grazie al quale ha conquistato record su record di palleggi. Il prossimo vorrebbe ottenerlo sulla Maddalena, sua oasi di pace nei momenti difficili. Lo dedicherà al medico che l’ha aiutata a superare un altro durissimo esame impostole dall’esistenza.

«Camminando - racconta - avvertii un dolore al polpaccio, non sembrava nulla di serio. Invece, dopo un mese, il piede sinistro si è bloccato del tutto, mi è venuta anche un’ernia al disco. Diagnosi sbagliate suggerirono la completa inattività in attesa che il disturbo sparisse da solo. Per fortuna ho trovato sulla mia strada il dottor Guido Zarattini, che operandomi subito impedì che il muscolo si atrofizzasse e perdessi l’uso della gamba. Non gli bastò curarmi, voleva che tornassi a coltivare la mia grande passione, quella di palleggiare per ore». C’è voluto l’intero 2021, ma adesso Cristina Bresciani, dopo aver smaltito gli undici chili di troppo accumulati durante lo stop, è tornata quella di prima.
Tour de force
Cristina lavora in una forneria e la sua giornata comincia all’alba. «Porto il pane a domicilio e mi faccio guidare dai profumi che regala il nascere del giorno, da quello della campagna dove lavorano i contadini a quello dei primi caffè preparati nelle case. Guardare il sole che sorge mentre la città si sveglia è uno spettacolo che mi sorprende ogni volta. Poi incontro i ragazzi che vanno a scuola e vorrei tanto che per un attimo staccassero gli occhi dai telefonini per godersi lo spettacolo della natura». A mezzogiorno comincia poi il suo secondo lavoro, quello di cameriera in trattoria. «E qui mi diverto ancora di più, perché il rapporto con le persone ti arricchisce ogni giorno se sai trovare in ciascuna di loro qualcosa da condividere».
Finalmente libera da impegni, nel pomeriggio Cristina si allena, e da qualche tempo al calcio ha alternato la pratica della corsa, che molto l’ha aiutata a tornare in forma dopo il lungo periodo di inattività. Quando si guarda indietro, riesce ancora a sorridere. «Non nascondo di avere attraversato momenti difficili, fra l’altro quando ero in ospedale vigevano ancora le norme anti-Covid e non ho potuto ricevere visite. Però non scambierei la mia vita con quella di un altro, ho sempre cercato di apprezzare la bellezza delle piccole cose come una passeggiata in montagna o la compagnia dei mie tre cani».
Simbolo delle donne che non si arrendono mai, Bresciani viene spesso chiamata nelle scuole a raccontare la sua esperienza. «Ai ragazzi raccomando di saper dare uno scopo a quello che fanno, perché in ciascuno di noi brilla un tesoro: saperlo riconoscere, farlo crescere e valorizzarlo dà un senso a tutte le cose».
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Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.
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