Anche se la vita lascia presto soli, non lo si è del tutto se la propria famiglia diventa il mondo. È quanto conferma la storia di Cristina Bresciani, classe 1974 di sant'Eufemia, virtuosa del pallone che è capace di non far cadere a terra per ore grazie a una confidenza acquisita fin da piccola. «Tutto nacque da un vero e proprio furto - scherza oggi -, perché al campeggio mi impossessai di una palla che non era mia. I genitori mi imposero di restituirla, piansi di rabbia per due giorni al punto che i miei furono costretti a comprarmela nuova».
Da allora non ha più mollato il pallone, conquistata dalle mille possibilità offerte da uno strumento che non si lascia facilmente addomesticare, un po’ come lei. «Ero selvatica, una vera e propria monellaccia, giocavo in strada con i maschi per ore partite interminabili e poi tornavo ad allenarmi da sola, magari contro il muro, per migliorare la tecnica».



