Kamal, il «prigioniero» della burocrazia
Troppi incroci sfortunati, troppe irregolarità, troppa burocrazia. Nel calcio globale, con società che arrivano ad avere pure trequarti dei giocatori stranieri, un extracomunitario resta a piedi anche così. Frank Kamal ha sfiorato il debutto in serie A, per due anni e mezzo ha fatto parte della rosa della prima squadra del Brescia, pur senza mai giocare, e adesso con ancora altri due anni di contratto in biancoazzurro si ritrova a casa. Di fatto senza squadra. Imprigionato tra cavilli, burocrazia e la scelta del club di via Bazoli di tenerlo ai margini per scelta tecnica.
Frank, 21 anni compiuti a gennaio, è disperato. «Mi stanno togliendo un sogno, m'impediscono di fare la cosa che più desidero: giocare a calcio». Nato in Ghana, Koforidua, capoluogo della Regione Orientale, 100mila abitanti, è in Italia da ormai 11 anni, ma non ha ancora la cittadinanza italiana. E questo status di «extra» gli sta tagliando i ponti nel mondo del calcio. «Nel Brescia ho capito che per me non c'è più posto. Prima che la squadra partisse per Temù ho sostenuto le visite mediche con Zambelli e gli altri, ma più per casualità che per essere stato convocato. Un dirigente mi ha visto in sede dove stavo ritirando una carta e mi ha inserito nella lista».
D'accordo la storia con il Brescia non avrà un lieto fine, anche se il 20 marzo 2011 Kamal si era già tolto la tuta, pronto a scattare come un Bolt ed entrare per tenere l' 1-1, prima che Del Piero castigasse le rondinelle tagliando speranze di salvezza. «Chissà, se quel giorno avessi debuttato contro la Juve staremmo raccontando un'altra storia...» sospira.
E invece c'è quella di un ragazzo che non trova squadra nemmeno in LegaPro. «Da extracomunitario, se mi fanno giocare le società non prendono i contributi, riservati solo ai giovani italiani. Chi mi voleva in passato ha chiesto al Brescia di venirgli incontro proprio per recuperare quanto avrebbero perso preferendomi agli italiani, ma non c'è mai stato accordo».
La mancata cittadinanza italiana in un paradosso. «Mio papà l'ha presa tre giorni dopo che diventai maggiorenne ed è stata una... fregatura. Tre giorni prima e io sarei già italiano come penso sia giusto dato che vivo a Gardone Val Trompia da 11 anni». Papà operaio alla Beretta, tre fratelli piccoli (13, 6 e 1 anno e mezzo) e uno più grande (24), Frank Kamal, qualche panchina l'anno scorso con Scienza e tanta Primavera con Saurini, ora chiede di poter giocare. «Magli, Paghera, Serlini, Fantoni sono cresciuti con me. Hanno potuto fare esperienza in LegaPro, io no».
Spunta anche un'idea: «Voglio esporre il mio caso al ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri. Le scriverò una lettera, sperando che le pratiche che già ho fatto per diventare italiano si sblocchino».
Cristiano Tognoli
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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