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Il Pibe bresciano oltre il campo con la passione per le armi

Nel settembre 1986 visitò il museo della Beretta prima della gara decisa al Rigamonti con un gol
Maradona in Beretta - Foto © www.giornaledibrescia.it
Maradona in Beretta - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Alla fine arrivò, sia pure con due ore e mezza di ritardo, come era nel suo stile, accompagnato dal solito codazzo al seguito. L’appuntamento era stato organizzato da Azeglio Vicini, allora direttore  tecnico del torneo di calcio giovanile Carlo Beretta, con Cesare Giovanelli, che della manifestazione era l’organizzatore. E così il desiderio di Maradona, appassionato di fucili da caccia, fu esaudito e, alla vigilia di Brescia-Napoli del 14 settembre 1986 - partita inaugurale del campionato decisa da un suo gol in un Rigamonti gremito -, potè visitare il museo dell’azienda gardonese.

Fra i tanti che erano con lui, il fratello Lalo - che inutilmente cercò di sfondare poi nel mondo del calcio - e l’allora inseparabile manager Jorge Cyterszpiler, amico d’infanzia da cui poi troppo presto Diego si separò. È stato forte il legame di Maradona  con la terra bresciana, numerosi gli incroci durante la sua carriera. Già in quella stagione, affrontò le rondinelle altre due volte. Da apocalisse la sfida di ritorno al San Paolo del 18 gennaio 1987, che finì con la vittoria del Napoli (2-1) e Maradona infortunato. A fine match Diego uscì teatralmente in stampelle dagli spogliatoi, accusando il povero Chiodini di averlo massacrato di botte.

L’indomani il difensore del Brescia finì triturato dal circuito mediatico, fu Giovanni Trapattoni, allora allenatore dell’Inter, a fare chiarezza in tv: «Guardate bene: Diego è stato colpito alla caviglia destra e poi si è toccato la sinistra».

Le due squadre si ritrovarono anche negli ottavi di Coppa Italia: il 25 febbraio al San Paolo finì per 3-0 e Maradona aprì le marcature con una volata delle sue, seguirono i gol di Muro e Giordano: stesso risultato nel ritorno disputato al Rigamonti l’8 aprile, stavolta davanti a soli 3.500 spettatori perché Diego era rimasto a casa:  a segno Carnevale e Giordano con una doppietta. A fine stagione, il Napoli vinse il trofeo, assieme allo scudetto.

Non è lontana Castiglione, che ha vissuto una giornata gloriosa il 3 agosto 1988,  quando il Napoli vi venne a giocare un’amichevole precampionato, vinta per -4-1.

Il piccolo stadio Cardone fu assalito dai tifosi, persone erano assiepate persino sulla collina adiacente. Maradona non volle deludere la gente, giocò quella che era la sua prima partita stagionale in modo strepitoso, anche se segnò solo su rigore. L’allenatore Bianchi, a fine partita spiegò: «Non capisco la vostra sorpresa, Diego si scatena anche nelle sfide sulla spiaggia, è un grande innamorato della pelota.

Avrebbe dovuto fare solo 40 minuti, invece è rimasto in campo impegnandosi come un esordiente sino alla fine. Del resto quando vede il pallone giocherebbe anche in un negozio di cristalli». L’incasso fu di 40 milioni, 30 il  club di casa dovette darli al Napoli, la sera poi i giocatori delle due squadre andarono a cenare tutti assieme. A Castiglione, fra l’altro, c’era anche uno dei più attivi Napoli club del Bord, che l’anno del primo scudetto non saltò una trasferta, nonostante fosse   quasi impossibile trovare biglietti delle partite degli azzurri.

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