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Il Brescia dei record e delle rimonte viaggia a ritmo promozione

Con il blitz di Ascoli «riscattato» il pareggio col Crotone: medie super di 2,3 punti e 2,8 gol a gara
Pippo Inzaghi, allenatore del Brescia Calcio, alle prese con un vero e proprio puzzle - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Pippo Inzaghi, allenatore del Brescia Calcio, alle prese con un vero e proprio puzzle - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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Che cos'è il Brescia? Una questione di chimica e stupore. C'è chi vuole fare del calcio una scienza, ma scienza non è. Oppure sì che è scienza, ma a modo tutto suo: è sicuramente un sistema fatto di conoscenze che prevede procedimenti rigorosi e anche metodici. Ma poi se mancano chimica e stupore - quindi emozione - finisce che nulla gira. Nel calcio molto spesso 2+2 dà come risultato 5 oppure 3 però tutto torna ugualmente: è una specie di mistero buffo. Non accade così anche nel Brescia? Niente di perfetto, tutto perfetto. Con equilibri un po’ così, eppure equilibri.

Dati dallo strapotere di una fase offensiva che compensa - e batte per distacco - le fragilità difensive. E in tutto questo dunque, siamo qui a celebrare i numeri della squadra di Pippo Inzaghi. Sei partite, zero sconfitte, 14 punti. In un cammino fatto di due partite casalinghe e di quattro viaggi: ciò che conferisce un’aura ancora maggiore alla classifica delle rondinelle. Sei partite, zero sconfitte, 14 punti e 17 gol fatti. Con 11 marcatori diversi: praticamente una formazione.

E all’appello non manca nessun reparto: persino la difesa ha voluto dire la sua là davanti. Perché in una squadra come quella stiamo esaminando, a chi gioca dietro viene più facile creare pericoli in attacco che evitarli, i pericoli. Questione dell’equilibrio-squilibrato di cui sopra. Parliamo di un attacco che col blitz di Ascoli ha cementato il suo record storico perché mai nei suoi 110 anni di storia il Brescia era stato capace di iniziare così. Media di 2,8 gol a partita. Media, ancora più importante come dato assoluto, di 2,3 punti a gara. E questi, sono numeri da promozione diretta. La guerra è lunga (terribilmente lunga e dura, guai a chi lo scorda), le battaglie sono tante, ma chi punta in alto certi discorsi deve iniziare a farseli sin da subito: non è questione di fretta o mettere pressione, ma di consapevolezza.

Cosa occorre per andare in serie A? Sostanzialmente una media di circa due punti a partita. E gli Inzaghi’s, si sono rimessi in linea perfetta «riscattando» con la super rimonta - modalità che ha portato alla banda con la «V» 5 punti in 2 partite - al Del Duca i due punti malamente persi in casa con il Crotone prendendosi anche il secondo posto e adesso - col primo pareggio del Pisa - mettendo nel mirino anche la rincorsa al primo posto. Domenica arriva il Como e tornare a mettere i puntini sulle «i» in casa rappresenterebbe, a prescindere dal posto in classifica, arrivare al «check» della seconda sosta con qualche certezza in mano. Quelle che man mano, punti a parte, stanno arrivando aiutandoci a inquadrare meglio una squadra che ha ancora margini.

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È una squadra che Inzaghi sta ancora finendo di assemblare, come se fosse un puzzle. Ed eccolo qui il bello: mentre l’allenatore studia e ristudia a fondo le caratteristiche dei suoi in modo da trovare anche qualche accorgimento per migliorare anche l’organizzazione difensiva, i punti arrivano comunque. Sperimentare, mettendo fieno in cascina: non è da tutti, non è per tutti.

Tra il primo e il secondo tempo nelle Marche, il Brescia s’è tatticamente ridisegnato regalandoci alcune impressioni che ora attendono conferme (oppure smentite). Alcuni temi a titolo di esempio: Tramoni rende molto di più se sta nel vivo del gioco, in mezzo al campo. Idem Léris che più avanzato perde profondità e che giocatori così, ma nel lotto mettiamo anche Cavion, alimentano anche le qualità di Van de Looi che accanto ha sempre bisogno di gente di corsa mentre Jagiello sta meglio - quando è in giornata - a galleggiare tra le linee. Se ne giova pure la difesa, sabato inciampata per la prima volta in toto su un errore di un singolo e non di sistema. Solo che quel singolo era Cistana ed è stato come se da quel momento, con il leader del pacchetto «ferito», tutti si fossero sentiti immediatamente più fragili palesando tali fragilità all’Ascoli. Una specie di blackout che ci ha ricordato quello contro il Crotone una volta uscito di scena Joronen.

Ecco: semmai ci siano stati cedimenti emotivi di questo tipo (ma possono essere casualità), bisogna «guarirli» perché non ci si può permettere di sviluppare dipendenze non solo in zona gol, ma nemmeno dietro per quanto nel settore le alternative siano limitate ed è quindi comprensibile aggrapparsi alle poche certezze. Poi potremmo parlare di Moreo: dal primo minuto o in corsa è devastante. Là davanti ora pensare di poter fare a meno di lui è molto difficile... Potremmo stare qui per ore a rigirarci tra le mani i pezzi di un puzzle che si incastrano anche quando non sembra. Perfettamente imperfetto.

 

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