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Federico Bicelli: «Cinque medaglie, un mondiale super. Tra un anno a Parigi voglio stupire»

Due ori, due argenti e un bronzo: sono le conquiste dei Mondiali di nuoto paralimpico di Manchester del 24enne di Borgosatollo
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NUOTO, IL FANTASTICO MONDIALE DI FEDERICO BICELLI
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Quando Federico Bicelli apre la scatola che contiene le medaglie conquistate ai Mondiali di nuoto paralimpico di Manchester, i due ori, i due argenti e il bronzo brillano tanto, ma non quanto il sorriso del ragazzo di Borgosatollo, classe ’99. L’emozione di un metallo al collo l’aveva già vissuta alle Paralimpiadi del 2021, ma quel bronzo conquistato in staffetta partecipando solo alle batterie è stato solamente un trampolino di lancio.

Due anni dopo è cambiato tutto: i tecnici che lo seguono (Tanya Vannini in primis, ma anche Giorgio Lamberti), i metodi di allenamento, la sua fame di vittorie. E così in Inghilterra è arrivata anche la soddisfazione personale dell’oro nei 400 stile (oltre all’argento nei 100 stile e al bronzo nei 100 dorso), la sua gara, quella che lo vedrà quindi campione mondiale tra un anno a Parigi. E allora sì, il sogno olimpico è già partito.

Federico Bicelli al Giornale di Brescia con le 5 medaglie vinte a Manchester - © www.giornaledibrescia.it
Federico Bicelli al Giornale di Brescia con le 5 medaglie vinte a Manchester - © www.giornaledibrescia.it

Federico Bicelli, il bilancio del Mondiale non può che essere positivo.

«Sono molto orgoglioso perché da quando ho otto anni inseguo questo sogno in piscina e l’ho raggiunto a 24. Vincere un oro mondiale individuale nei 400 stile, la mia gara, è stata una gioia incredibile».

A Manchester come detto cinque medaglie: l’oro nei 400 stile libero e nella staffetta 4x100 stile libero mixed, l’argento nei 100 stile e nella staffetta 4x100 mista mixed e il bronzo nei 100 dorso. Restano più nel cuore queste o il bronzo alle Paralimpiadi?

«Essere arrivati ad un oro mondiale, e torno sui 400 stile, nell’anno in questo caso pre olimpico fa ben sperare per il futuro. Quindi nel cuore la medaglia presa in Inghilterra ha un posto speciale».

Come è stata l’avventura inglese?

«Intensa, bellissima, emozionante, che per me è partita subito salendo sul gradino più alto del podio. Una pecca? Il cibo, siamo abituati troppo bene in Italia... Ma l’impianto per quanto piccolo era davvero molto bello. Non ho avuto acciacchi, dolori, sapevo di poter fare bene e così è stato».

La medaglia dei 100 dorso ha un sapore particolare, lo ha detto lei stesso.

«Sì, perché arrivata in quella che sarà una disciplina a Parigi 2024 insieme ai 400 stile e poi perché a me il bronzo è metallo che piace tantissimo. Una medaglia dedicata a mia mamma, Marisa, perché arrivata nel giorno del suo compleanno. Lei e papà Nunzio sono la mia forza da sempre».

Nei 100 stile è stato un testa a testa con l’ucraino Trusov.

«È arrivato l’argento, va bene così, lui per battermi ha stampato il nuovo record del mondo. Tempo di 1’00”09, che penso potrei fare anche io se mi allenassi solo per questa specialità, che però non fa parte di quelle olimpiche».

Un occhio alle prossime Paralimpiadi, lei nei 400 stile sarà l’uomo da battere da campione del mondo.

«E un minimo di pressione la sento pur mancando ancora un anno. Ma è anche il bello e se avrò lavorato bene come per Manchester sarò pronto a battagliare».

Bicelli vittorioso dopo una gara - © www.giornaledibrescia.it
Bicelli vittorioso dopo una gara - © www.giornaledibrescia.it

Polisportiva Bresciana No Frontiere, Gam Team, Fiamme Azzurre. Questi i tre passaggi con due nomi oggi punto di riferimento, Giorgio Lamberti e Tanya Vannini.

«Da due anni mi seguono insieme a Valentina Vannini, con loro ho cambiato tutto perché prima ero abituato a nuotare da solo, essendo più veloce di tutti. Ho ritmi diversi per palestra, allenamenti, recuperi. Facevo cinque chilometri al giorno, ora quando faccio doppia seduta sono 12-13. Avere qualcuno accanto coi miei tempi è di stimolo e mi fa divertire parecchio».

C’è un aneddoto che spiega il vostro rapporto...

«Dopo l’oro nei 400 stile la prima telefonata è stata a Tanya, poi ai miei genitori. Di lei mi fido al cento per cento».

Lei è molto legato anche al territorio bresciano.

«Sono orgogliosamente di Borgosatollo, lì ho gli amici di sempre, trovare lo striscione per me di ritorno da Manchester è stato bellissimo».

La sua categoria è la S7 per un problema alla spina dorsale.

«Sono nato con la spina bifida, colpito a livello basso della schiena e posso ritenermi quasi fortunato rispetto ad altri, io cammino e nuoto. Mi hanno operato dopo qualche mese, poi è stata solo forza di volontà. Da piccolo non ho mai sentito la mia disabilità, le gambe più piccole hanno iniziato a notarsi verso le scuole superiori. E ho sempre avuto amici vicino a me fantastici».

L’approdo in piscina?

«Anche per via della spina bifida. Facevo i corsi di nuoto e mi dicevano che avevo del talento. Da lì è nato tutto, a otto anni, per puro piacere. Adesso è qualcosa di più, con dieci allenamenti in vasca più palestra».

La giornata tipo?

«Sveglia alle 5, alle 6 in piscina fino alle 8, colazione, riposo e alle 14 nuovamente in vasca. Dopo le 16 palestra».

Università?

«Mi mancano nove esami per la laurea in ingegneria informatica, ma ci penserò dopo le Olimpiadi». Perché l’obiettivo è Parigi 2024. «Assolutamente sì. A Tokyo non ero a questi livelli, l’anno prossimo voglio una medaglia individuale. E so di poterla vincere. Perché il nuoto è la mia vita».

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