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BRESCIA CALCIO

Donnarumma. Da quanto tempo non abbiamo un giocatore così?


Sport
11 dic 2018, 14:32
Alfredo Donnarumma con il pallone della partita

«Da quanto tempo non abbiamo un giocatore così?». È un bel giorno quello in cui un tifoso del Brescia si sveglia con impresse nella retina e nella memoria le tre pere che Donnarumma ha segnato nel posticipo della quattordicesima di serie B andato in scena a Salerno. Uno di quei pensieri che ti fa sorridere mentre ti lavi i denti e ti sistemi prima di andare al lavoro. Tutto sommato, dopo anni ed anni di sofferenza, quando arriva un momento felice è giusto goderselo. 
No, non c’era bisogno di questa tripletta per rendersi conto che quest’anno le rondinelle hanno un attaccante fuori dall’ordinario. Alfredo - 13 gol - sta giocando alla grande dall’inizio. Ma un tris così è una rappresentazione plastica della realtà. 

Intanto vale la pena ricordare che il numero 9 della Leonessa è il secondo miglior realizzatore di tutti i campionati professionistici italiani in corso. Al primo posto c’è Ciccio Tavano, eterno goleador, 39 anni, 14 centri nel girone A di serie C con la Carrarese. Al terzo, ecco Krzysztof Piatek, bomber del Genoa in serie A. Al quarto Cristiano Ronaldo con 10. 

Il giorno dopo la tripletta, la mente scorre gli ultimi anni di Brescia calcio un po’ come si sfogliano le pagine di un libro, alla ricerca di un giocatore con caratteristiche simili a quelle di Alfredo: «Da quanto tempo non abbiamo un giocatore così?».

Caracciolo? Onore all’Airone, sempre. Che chissà per quanti anni ancora resterà il miglior cannoniere della storia biancoblù. Ma l’ora centravanti della FeralpiSalò ha caratteristiche diverse. Più manovriero, più «giocatore che mette il fisico al servizio della squadra». E forse meno killer in zona-gol (anche se di gol ne ha fatti tantissimi, 170 con la «V» bianca sul petto).

Toni? Purtroppo nel biennio bresciano, segnato anche da infortuni, l’emiliano che sarebbe diventato campione del mondo nel 2006 visse un periodo così-così. La sua consacrazione sarebbe coincisa con il trittico d’esperienze a Palermo, Firenze e Monaco di Baviera (per anni, un ventello a campionato come minimo). Pure lui, però, aveva caratteristiche diverse. Un pennellone che sapeva diventare felpato gattone d’area, sì, ma che giocava molto con i propri centimetri per difendere palla e far salire la squadra, anche andando a prendersi decine di falli a partita.

Baggio? Non ha senso nemmeno nominarlo. Anche se tra qualche riga lo faremo...

Roberto Baggio © www.giornaledibrescia.it

Hubner? Viveva per il gol proprio come Donnarumma. Ma era un attaccante da lanciare in profondità. Tatanka giocava per linee verticali, di potenza.

Quindi? L’unico che ci viene in mente è Maurizio Ganz. Un opportunista, con classe. Una vipera d’area di rigore. Un robot degli ultimi 20 metri. Eppure, nemmeno l’attaccante di Tolmezzo, alla quattordicesima di campionato, fu in grado di segnare con la frequenza di Donnarumma. Nella sua miglior stagione bresciana (campionato 1991-1992, prima di passare, per lo sconforto del popolo biancoblù, all’Atalanta) realizzò 19 gol. Fondamentali per la promozione della squadra di Lucescu in serie A. Alla quattordicesima d’andata di quel torneo, però, ne aveva fatti cinque. 

Il terzo gol segnato da Donnarumma alla Salernitana, invece, ci ricorda una delle reti più iconiche di 107 anni di storia bresciana. Domenica 6 aprile 2003, 45’ del primo tempo. Sopra lo stadio Rigamonti c’è un cielo leggermente lattigginoso, l’aria profuma di primavera. I ragazzi di Mazzone stanno prevalendo sull’Atalanta per 1-0. Toni intarsia una palla complicata in area, scaricandola rasoterra per Baggio, che arriva da dietro. Tocco sotto, pallonetto a Taibi: 2-0 e corsa sotto la Nord.

Baggio segna il 2-0 all'Atalanta

Se oggi il Brescia ritrova la gioia di avere un killer d’area, quel giorno (finì 3-0, le altre reti di Appiah e Petruzzi) si celebrò la supremazia - purtroppo, e decisamente, solo temporanea - sull’Atalanta.
Con la Salernitana Donnarumma ha disegnato una traiettoria molto, molto simile a quella che pennellò Roberto. Giocando, nella fase di recupero palla, su una delle sue caratteristiche migliori, ossia l’astuzia. Come dire: la rivisitazione in chiave moderna del più prelibato piatto della tradizione. «Da quanto tempo non abbiamo un giocatore così?»      

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