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PALLAVOLO

Danesi: «Vedo l’argento vinto, non l’oro che abbiamo perso»


Sport
23 ott 2018, 20:11
DANESI: UN ARGENTO MONDIALE

Le luci, a Yokohama, si sono spente ormai da diverse ore, l'eco di quel che là si è giocato, invece, è destinato a ritornare a lungo, accompagnato da emozioni che ancora restano vive addosso. A Roncadelle, in casa Danesi, c'è da scommetere che non se ne andranno mai. Oggi, ad annunciarle, ci sono la bandiera dell'Italia stesa sul balcone, la maglia di Anna, tra le protagoniste indiscusse del torneo iridato, che ondeggia davanti all'ingresso, solleticata da una lieve brezza, e poco oltre la soglia, un mazzo di tulipani raccolti in una fascia tricolore e il pallone degli scambi nipponici. Ma più di tutto questo, c'è la medaglia d'argento e c'è chi se l'è andata a prendere.

«È proprio proprio bella, vero?» ci domanda una sorridente Anna Danesi, mentre la tiene tra le mani e l'accarezza. «La guardo e vedo questo splendido argento che abbiamo vinto, non certo l'oro che non è arrivato. Sono davvero felicissima per il risultato, arrivato dopo un'estate di duro lavoro, durante la quale non tutto era filato liscio».

Partiamo da lì, da quel metallo che brilla e che non ci si stanca mai di osservare. «È del tutto inaspettato, coronamento di un'esperienza fantastica. All'oro è mancato pochissimo, ma la gioia è comunque enorme, perché il secondo gradino del podio, prima che tutto avesse inizio, era un sogno». Invece adesso è lì, portato a casa da un gruppo di ragazze terribili che ha fatto innamorare un intero Paese, attraverso gare di cuore e sostanza.

Voi quando vi siete rese conto della vostra forza? «Le prime tre partite sapevamo di doverle vincere, e di doverlo fare a punteggio pieno, ma la consapevolezza delle nostre potenzialità è arrivata contro la Turchia, squadra rognosa da far paura, che già ci aveva creato problemi in precedenza. Invece, senza che ce lo aspettassimo, abbiamo fatto una partita bellissima. Il giorno dopo poi è arrivato il confronto con la Cina e pure la conferma di quel che eravamo».

Quel che è stato il resto lo sanno tutti, così come tutti sanno che c'è stato il suo rendimento magnifico, costante per tutto il mondiale. Insomma, Anna è stata una certezza, e il riconoscimento come miglior centrale del torneo iridato sarebbe stato più che meritato. Si aspettavi di essere protagonista a tal punto? «Ho lavorato molto bene quest'estate, ma quel che poi ho fatto al mondiale è uscito tutto lì. Il riconoscimento sarebbe stato un qualcosa in più. Non nascondo che mi avrebbe fatto piacere riceverlo, ma mi tengo stretto il percorso che ho fatto, lo porto con me gelosamente, così come quel muro che mi è mancato per confermarmi best blocker del mondiale (è stata scavalcata al fotofinish dalla cinese Ni Yan per una sola stampata, ndr) che mi servità per quelli futuri».

Il carattere certo non manca: abbiamo visto le urla di esultanza, quei pugni chiusi, le braccia tese: «Il mondiale mi ha tirato fuori la grinta che sin qui forse non si era vista in campionato. Ma non poteva essere diversamente». Alla vigilia, su quest'Italia, pochi avrebbero scommesso invece... «Davide (Mazzanti, ndr) ha fatto un gran lavoro, ci ha lasciate libere, e noi ci siamo unite tantissimo in campo, e credo si sia visto perché non abbiamo mai mollato».

Altroché, tanto che quel gruppo sorridente e caparbio, indiavolato e concreto ha commosso e divertito; e all'atterraggio alla Malpensa ha trovato centinaia di tifosi ad accoglierlo: «Non so cosa abbiamo fatto per avere un'accoglienza simile - è ancora incredula la centrale azzurra - sapevamo che la gente ci seguiva, ma mai avremmo pensato di trovare tante persone in aeroporto al nostro arrivo. Insomma, se vieni fino a Malpensa è perché ci vuoi vedere, perché ci tieni davvero». E se ad aspettarla ci fosse stata anche la piccola Anna che è stata, che le avrebbe detto? «Che ha vinto un po' troppi argenti!» scherza Anna la grande. «No, le avrei detto che le scelte fatte sono state giuste, e che deve esserne felice».

 

 

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