Coppa Brescia, il match degli Allievi visto con gli occhi dell’arbitro

Mercoledì sera si è giocato il terzo quarto di finale della Coppa Brescia Trofeo Nanni Nember, categoria Allievi U17 provinciali, tra Concesio e Valtenesi.
Il Concesio ha conquistato il passaggio del turno vincendo 5-2 e affronterà in semifinale, il prossimo 27 maggio a Manerba, l’Fc Voluntas. Un match giocato a ritmi alti, sbloccato dai locali al 38’ grazie al tap-in di Hmidi. La Valtenesi pareggia quasi subito con la botta di Drhayssi, ma venti secondi dopo il Concesio torna avanti con Zappa. Al 12’ della ripresa il neo entrato Valentini fa 3-1 e al 19’ Scavone cala il poker. Sembra finita, ma Romele accorcia le distanze segnando da centrocampo. Il Concesio non si scompone e al 50’ Lorenzo Zappa sigla il gol del definitivo 5-2.

La preparazione
Detto di quanto è successo in campo tra le due squadre, c’è un altro punto di vista che viene spesso ignorato, ed è quello di chi la partita la dirige: l’arbitro. Francesco Amato, della sezione di Brescia, ha 17 anni, lo sguardo fiero e concentrato mentre si prepara al match.
È un adolescente anche lui, mosso da una passione che lo porta in giro ogni settimana per i campi della provincia. Ci racconta il suo modo di approcciarsi alle gare e la differenza tra coppa e campionato. «Nel week end siamo designati nella nostra categoria, mentre le coppe sono spesso qualche categoria sotto, ma il livello è più alto. Gli allenamenti e la preparazione mentale, però, sono gli stessi. Un arbitro di serie A, Kevin Bonacina, una volta mi ha detto: "Immaginati cosa potrebbe succedere, ti guardi allo specchio e ti dici Io oggi la Dogso la prendo, io oggi il grave fallo di gioco lo prendo, lo vedo”».
La Dogso è la negazione di una chiara occasione da gol con un fallo, punita di solito con l’espulsione. Sono momenti topici in una gara e immaginarli prima aiuta ad essere pronti.

Pressione sì pressione no
Un match da dentro o fuori mette più pressione? «Sì, ma è anche stimolante, perché le squadre si giocano il tutto per tutto. La direzione non cambia, però: bisogna avere la stessa tranquillità e la stessa consapevolezza, come fossimo in campionato».
Poi Francesco ci parla della terna arbitrale. «Non ho mai lavorato in terna in campionato, perché la prima categoria che la prevede è la Promozione. In futuro spero di arrivarci. L’ho fatto nei tornei ed è bello perché si vive un momento di condivisione con persone che hanno la stessa passione. La terna non è fissa, a volte ci conosciamo in sezione, altre direttamente al campo. Prima della gara c'è il briefing, e dopo spesso si cena insieme».

Confronto generazionale
Il giovane arbitro si sofferma anche sulla differenza d’età coi giocatori. «In campionato dirigo gli U19, che sono più grandi di me. Arbitrare loro, ma anche i miei coetanei, è forse la parte che mette più pressione, anche se loro solitamente non lo sanno. Mi vedono come una figura più grande, sono pur sempre il direttore di gara. Diventa così uno stimolo per far meglio, perché mi metto in gioco. Imparo anche a gestire il dialogo. A volte emerge il leader negativo, ma c’è anche chi aiuta e trascina gli altri nella comprensione delle decisioni».
Infine, un’ultima curiosità. «Mi è capitato di arbitrare amici e compagni di scuola. È divertente perché sei abituato a parlarci da amico, ma in quella situazione devi mantenere i ruoli e diventa un'occasione di confronto, non più solo in amicizia, anche nelle rispettive passioni».
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