Non riesco a essere in disaccordo con chi afferma che la vittoria a Euro 2020 abbia ricompattato l’Italia. Un successo sportivo di grande portata risolve i problemi di un Paese? No. Ci rende tutti amici? Nemmeno. Ma è vitamina per lo spirito. E pure per il senso di appartenenza.
Le Olimpiadi, però, sono un’altra cosa. Durante l’anno, il calcio divide le città, mentre il pallone delle Nazionali contrappone stati e popolazioni. I Giochi, invece, per la loro stessa natura, viaggiano su altre frequenze. E per sedici giorni offrono a tutti gli appassionati (ma anche a un pubblico generalista) l’opportunità di diventare tifosi del mondo intero. Ciò non significa che si smetta di tifare per gli atleti italiani. O per il plotone dei bresciani a Tokyo. Ma le imprese dei campioni di qualsiasi provenienza e le storie degli outsider - di cui le Olimpiadi sono teatro naturale - hanno un potere attrattivo insuperabile. E non replicabile.




