Tonelli: «Sul Grappa un tifo da stadio e vecchi sostenitori»

È andato in fuga per cercare gloria, ma anche per fare da punto di riferimento al giovane Pellizzari, destinato a diventare il futuro corridore italiano per le corse a tappe, e conquista il premio di più combattivo. Il quinto Giro del bresciano Alessandro Tonelli si è concluso con la sua terza fuga in questa corsa collezionando complessivamente 413 chilometri in avanscoperta. Che non è il suo record, ma alla fine il ragazzo di Bornato si dice soddisfatto. «Forse i risultati personali non sono stati all’altezza, ma delle mie prestazioni sono molto soddisfatto perché sono andato più forte dello scorso anno. In realtà siamo andati tutti un po’ più forte».
Tonelli è stato protagonista nella tredicesima tappa da Riccione a Cento con 126 chilometri col vento in faccia, nella tappa bresciana da Manerba a Livigno con ben 177 chilometri davanti e infine ieri con 110 chilometri.
Alla fine in classifica generale chiude (al netto della tappa odierna di Roma, che non dovrebbe presentare distacchi) in 37esima posizione, miglior risultato finora fra i cinque Giri disputati in carriera.
«È vero, nella tappa di oggi (ieri, ndr) ho recuperato un poco di posizioni, ma di certo non dovevo fare classifica».
Che impressione ha avuto durante la scalata del Monte Grappa dei tifosi assiepati a bordo strada?
«Devastante, nel senso che era pieno di gente, ho trovato però anche tanti sostenitori che si ricordavano ancora di me quando correvo alla Zalf. Nel team veneto ho corso per tre stagioni prima di passare professionista e queste erano le mie strade di allenamento che conosco molto bene. È stato bello ricevere tanto affetto dal pubblico. Sembrava di stare sul Mortirolo o S. Zeno».
Dopo il Giro quali saranno i suoi programmi?
«Dovrei staccare qualche giorno, poi correrò il Giro di Slovenia e poi il campionato italiano».
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