Ciclismo

Marco Corti: «Al Giro puntavo alla maglia nera, oggi sono un triatleta»

Vincenzo Cito
La voglia di sperimentare strade diverse, non solo nello sport, «guadagnando la stima di squadra e rivali»
La soddisfazione dopo il successo a un extreme triathlon © www.giornaledibrescia.it
La soddisfazione dopo il successo a un extreme triathlon © www.giornaledibrescia.it
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C’è una dignità antica nel non abbandonare la barca che affonda ed è quella con cui nel 2010 Marco Corti affronta le ultime tappe del suo primo Giro d’Italia, che per la Footon si sta mettendo malissimo. Ritiri e infortuni hanno falcidiato la squadra e in gara sono rimasti, assieme a lui, solo Brandler, Eibegger, e Mayoz. «Ogni mattina a colazione ci trovavamo sempre di meno – ricorda –e le riunioni tecniche duravano pochi minuti». Ben altro si aspettava al suo debutto nella celebre corsa a tappe, però volle portarla a termine per rispetto verso se stesso e per il cognome che porta, lui figlio di un campione. E allora si inventa un obiettivo nuovo, in controtendenza con un ambiente costruito per i vincenti e in linea col suo carattere anticonformista che l’ha spinto a iscriversi alla facoltà di Astronomia proprio nell’anno dell’esordio tra i professionisti.

«Le maglie colorate se le disputavano i big – scherza ora – da quella rosa del vincitore a quella rossa della classifica a punti, restava solo quella nera». Una maglia per certi versi storica, che ha ispirato libri, romanzi e persino film, e che va all’ultimo della classifica. «Me la giocai con un altro bresciano, Marco Frapporti originario di Gavardo e facevamo a gara nel farci sorpassare, attenti però a non finire fuori tempo massimo». Tutto si risolse proprio nella nostra città, con un arrivo in volata. «Mi nascosi dietro il gruppo, non partecipai allo sprint e riuscii a finire dietro il mio avversario».

Marco Corti in sella alla bicicletta © www.giornaledibrescia.it
Marco Corti in sella alla bicicletta © www.giornaledibrescia.it

Spirito

Una visione scanzonata della vita che ha spinto Marco a provare esperienze diverse, fortificandogli il carattere. «Perito aziendale corrispondente in lingue estere, mi iscrissi poi a Economia, capii presto che non faceva per me. Quindi l’attrazione verso i misteri dell’universo, incompatibili però con una carriera da professionista protrattasi per alcuni anni». Il ritorno a terra è indolore, Marco resta nel mondo del ciclismo, lavora anche per l’organizzazione del Giro d’Italia, diventa direttore sportivo, poi istruttore. E la curiosità mai spenta verso ogni novità lo ha condotto oggi a essere uno stimato professionista, traguardo raggiunto dopo aver studiato Scienze motorie e della nutrizione. A lui si rivolgono anche molti sportivi, di ogni disciplina. «La necessità di un’alimentazione corretta per chi fa attività fisica oggi è diventata patrimonio comune di conoscenza, una volta non era così». Lo ha sperimentato su se stesso. «La mia percentuale di grasso corporea è del 5%, sono molto più in forma oggi di quando avevo 20 anni».

Nuove vie

Corti è diventato un atleta di duathlon e triathlon © www.giornaledibrescia.it
Corti è diventato un atleta di duathlon e triathlon © www.giornaledibrescia.it

Perché la corsa di Corti non si è interrotta. «Mai sceso da una bici, anche a fine carriera. E un po’ alla volta ho scoperto le discipline multiple». Merito anche della compagna Miriam Beghi, podista amatoriale, che una volta lo spinse a correre con lui. «Fu una rivelazione, non facevo alcuna fatica». Tanto che di recente ha concluso la mezza maratona in 1h 07’ e ha come obiettivo di finire una maratona sotto le 2 ore e 30. Abbinando le due discipline, oggi è diventato tra i più forti specialisti nel duathlon, nel 2021 è arrivato sesto ai Mondiali e nel 2024, dopo due anni tormentati da infortuni, è arrivato quarto ai campionati nazionali. E allenandosi nel nuoto è diventato un ottimo triatleta anche su lunghe distanze come confermano la vittoria nell’ultima edizione dello Stone Brixia Man (3,8 km nelle acque del Sebino, 175 in bici con superamento di Aprica, Mortirolo, Gavia e 36 di corsa sui sentieri della Vallecamonica) chiuso in 12’ h 24’50” e i ripetuti successi all’Idroman, vinto cinque volte.

Ha sperimentato nuove vie Marco, prima di tutto dentro se stesso, e oggi si sente più completo. Rimpianti? «Nessuno, ho avuto la possibilità di vivere grandi esperienze, come indossare da juniores la maglia della Nazionale. E poi ho avuto come compagni di squadra campioni del livello di Froome e Thomas. Ma ciò che più conta, e non solo nello sport, è guadagnarsi la stima di compagni di squadra e avversari». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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