La Alberobello-Lecce era per certi versi una tappa scontata, adattata ai velocisti e così è stato. Diciamo almeno che ha vinto un corridore fuori dal pronostico. Tutti pensavano a Groves o Kooij, invece è uscito l’olandese Van Uden: negli sprint c’è sempre qualcuno che trova lo spunto o il buco giusto per infilarsi, questa volta è stato bravissimo lui.
Ciò che mi meraviglia, però, è la velocità tenuta dal gruppo. La media è stata di 46,7 km/h, ma considerando che nei primi 70 chilometri di gara c’è stato un solo corridore davanti con 2’ di vantaggio, significa che sarebbero bastati un paio di compagni di fuga per alzare la media e portarla intorno ai 48. E non so i dati, ma negli ultimi 10 chilometri nonostante la strada fosse stretta e con qualche curva sono andati di certo ad una velocità superiore ai 55 km/h.
Funamboli
Correndo su ruote davvero piccolissime, tutti attaccati gli uni agli altri, dimostrano di essere dei funamboli, dei professionisti al 100%. Di certo c’è chi soffre queste frazioni, alcuni sono più stressati in queste tappe anziché in quelle di salita e alla fine dicono: «Una in meno, per fortuna». È vero che c’è la neutralizzazione del tempo ai -3 chilometri, ma non ci si può rialzare, perché se c’è una frattura nel gruppo non causata da un incidente meccanico i secondi li perdi comunque.



