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«MESSI A FUOCO»

Cellino e Pasini: «Il calcio non può vivere con i debiti»


Sport
8 ott 2021, 23:29
Messi a fuoco: lo scambio tra Cellino e Pasini in trasmissione

Dei bilanci del calcio italiano e dello stato di salute delle due maggiori realtà bresciane, ossia Brescia calcio e FeralpiSalò, si è parlato su Teletutto nella trasmissione «Messi a fuoco», condotta da Andrea Cittadini.

In studio il presidente delle rondinelle di serie B Massimo Cellino; collegato via Skype il numero uno della FeralpiSalò di serie C Giuseppe Pasini, che è anche consigliere federale. Sono intervenuti il direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni e il giornalista Mario Nicoliello, collaboratore del GdB, ricercatore in Economia aziendale all’università di Genova e autore del libro «Azienda calcio in Italia - Alla ricerca dell’economicità».

La puntata di Messi a Fuoco dedicata a calcio e bilanci

«Il Covid - ha affermato Cellino - ha offerto un alibi a molte società, che hanno sollevato il tema delle perdite a causa del coronavirus. Ma i bilanci fanno emergere perdite di anni precedenti. Nessuna azienda è più prevedibile delle società di serie A, perché a inizio anno si sa già quanto danaro entrerà nelle casse e quanto potrà essere speso. Ci si può anche indebitare per vincere lo scudetto, e quindi fare il passo più lungo della gamba. Nessuno ti obbliga a essere virtuoso. In più, magari, nemmeno ottieni risultati, ti fai coinvolgere emotivamente e ti esponi. Se l’Inter ha vinto il campionato con un passivo di 245 milioni, in realtà quel campionato l’ha perso. Vincere un campionato significa poterlo fare anche dal punto di vista dei bilanci. Il Milan, di cui conosco perfettamente la gestione, ha vinto lo scudetto molto più dell’Inter».

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Ancora Cellino, sul suo ritorno in Italia, al Brescia, dopo l’esperienza inglese al Leeds. «Quando sono tornato dall’Inghilterra ho trovato un calcio totalmente cambiato, devastato. In Inghilterra prima di farmi comprare il Leeds mi hanno fatto una sorta di interrogatorio. Hanno voluto sapere tutto. Qui, invece, arrivano persone che acquistano un società, ma in realtà non si conosce con certezza di chi è la proprietà. E se il calcio non torna ad essere corretto e trasparente continuerà ad attirare personaggi dubbi. Dal canto mio, pago regolare gli stipendi e le tasse. Quando sono arrivato qui ho trovato una situazione patrimoniale pesante. Adesso c’è una società sana che deve riuscire ad andare avanti in autonomia».

FeralpiSalò, il bilancio del 2020: l'analisi di Erminio Bissolotti

E gli imprenditori bresciani? «Sono persone per bene, imprenditori seri, e quando mettono qualcosa per la sponsorizzazione o acquistano abbonamenti mi rendono felice».
Così, poi, il numero uno del club sul futuro: «È impossibile pensare che presidenti come me o come Pasini possano andare avanti a lungo. Se nei prossimi mesi la Federazione non mette a posto le cose il rischio è che ce ne andiamo via e lasciamo spazio agli avventurieri, a quelli che sul tavolo da gioco a fronte dei miei soldi veri mettono quelli falsi. Ho impegnato tutto quanto ho guadagnato per andare in serie A, perché in B si perdono soldi e questa situazione del campionato cadetto rischia di portare al fallimento di molti. E andare in A sarebbe un sollievo di fronte al sacrificio che faccio di vivere lontano dalla famiglia».

Giuseppe Pasini, patron della FeralpiSalò, in collegamento negli studi di Teletutto - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

«In serie C - ha affermato Giuseppe Pasini - non abbiamo introiti veri legati ai diritti televisivi, e quel poco che portiamo a casa è collegato al minutaggio dei giovani. Ci vogliono soldi per fare la serie C, e grande passione nello spenderli. Abbiamo poca visibilità. Delle 60 società che partecipano, 40 possono permettersi di iscriversi al campionato e 20 faticano. Dal canto mio, ogni tanto, quando mi accorgo di quanto pago i giocatori e poi vedo lo stipendio dei miei collaboratori in azienda sono in totale imbarazzo».

Il presidente della FeralpiSalò Pasini, negli anni di transizione del Brescia, fu visto come l’imprenditore bresciano che avrebbe potuto salvare le rondinelle. «Furono in tanti a tirarmi la giacca - commenta -, ma non è facile fare il presidente del Brescia se sei anche un imprenditore bresciano. Io non me la sono sentita e dico bravo a Cellino, che ha saputo risanare il bilancio».

L’obiettivo dei Leoni del Garda? «Speriamo di andare in B, o almeno di migliorare la performance dello scorso anno, quando siamo usciti ai quarti di finale dei play off».

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