Ottenere una promozione, la quarta in carriera, a 55 anni? Se sei un allenatore o un dirigente non è poi così difficile. E in effetti Gianluca Gatti, classe 1970 e un compleanno ancora da festeggiare nell’anno in corso, al San Zeno in Terza categoria è stato scelto come preparatore dei portieri.
Antefatto
Poi cosa è successo? «È successo che il nostro titolare, Sellitto, peraltro con un passato anche in serie D e tra i punti di forza della squadra, ha avuto febbre alta nella settimana che portava alla finale play off contro la Virtus Rodengo Saiano. Anche il secondo portiere era infortunato. E allora è toccato a me».

Timore o soddisfazione: quale la sensazione prevalente prima dell’ultimo atto della stagione? «Direi soprattutto adrenalina, perché quando mi ricapita di giocare una finale alla mia età? Poi è chiaro che un po’ di pensieri ci sono stati, perché quando fai il portiere un errore lo paghi molto di più e non avevo assolutamente voglia di essere ricordato per qualche magagna».
Il San Zeno ha ribaltato il fattore campo vincendo a Rodengo per 2-1. E Gatti, che in campionato aveva già giocato in quattro occasioni, subendo 7 gol (ma il dato è sporcato dal 4-2 incassato a Sarezzo), s’è arreso solamente al bomber Marrazzo.
«Carmine è una bestia in area di rigore, il suo gol di rapina lo fa sempre. E infatti avevo detto ai ragazzi che sarebbero servite due reti probabilmente. Sono stato buon profeta. Siamo stati bravissimi, perché siamo riusciti a giocare una partita d’attacco, concedendo poco: per conto mio sono stato impegnato quasi esclusivamente in alcune uscite».
Tanti anni dopo
E il quarto salto di categoria dopo quelli col San Michele e il Maclodio. Il segreto della longevità? «Allenare, e allenarsi, con ragazzi giovani aiuta. Poi io a casa mia ho un sacco di scale e non nascondo che spesso le faccio a balzi, per tenermi in forma».
Quanto pesa questo successo rispetto ai precedenti? «Beh, c’è una percezione diversa legata all’età. E c’è la gioia dell’inatteso. Io credo di poter dire che è stato il salto di categoria che ricorderò con più piacere: dopo due stagioni anonime, sembrava già un’impresa essere ai play off. E poi questa è la vittoria di un paese, non di una squadra. A Rodengo c’erano 300 persone da San Zeno, compresi il sindaco e il parroco».



